AIPO Associazione Italiana Periti Odontotecnici
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Odontoiatria, SIAMO SICURI DELLA NON TOSSICITA’ DI ALCUNI MATERIALI?

https://www.odontoiatra.it/siamo-sicuri-della-non-tossicita-di-alcuni-materiali/

Una lettura con qualche riflessione ci viene posta alla nostra attenzione Da Rosario Muto

Quando chi addetto ai lavori è sordo e non vuol sentire…….!
Quando chi deputato e responsabile delle proprie azioni fa l’ipocrita!
Quando prevale la presunzione, il proprio io……!
Quando gli interessi sono sempre al primo posto……!
Quando la salute del prossimo non ha nessun tipo di interesse…!
Quando un settore è avvolto in una ignoranza abissale……!
Quando il malcapitato si lamenta, chiede aiuto e il silenzio guarda altro.
macellerie chirurgiche e tossicità impianti, zirconia tossica

Il 03/01/2013 15.47, Sa Man ha scritto:
Buongiorno sig. Muto.
Ci eravamo sentiti un mese fa al telefono, le avevo raccontato la mia storia devastante e le avevo promesso di metterla per iscritto e inviargliela.
Le chiedo una cortesia: non la pubblichi per il momento, le dirò io quando farlo, visto che sto muovendomi per fare un’ azione legale.
Ho 43 anni, ho 8 viti mandibolari in titanio di circa 12 mm l’ una ( non ho alcun certificato che lo attesti e il chirurgo non si ricorda dopo tanti anni..). Fino a due anni fa nella mascella c’ erano anche placche enormi e viti di sintesi, rimosse a seguito di un Melisa effettuato a Ginevra da cui è emerso che sono allergica al biossido di titanio e calcio titanato. Purtroppo quelle nella mandibola sono irrimovibili e aggiungo anche 4 clips sempre al titanio che chiudono dei vasi dove fino a 5 anni fa avevo la cistifellea.
Nel mio caso, con tutto quel titanio nel corpo, è evidente che l’ esposizione continua a creato un’ allergia anche se apparentemente io non ho avuto sintomi.
Ho eseguito questo test scientificamente attendibile anche se alcuni dentisti faticano a crederci….o non vogliono crederci perchè il grande business dove va a finire?
Anni fa mi hanno rimosso un’ amalgama per via di una carie che poi ho scoperto non esserci. A seguito della cementazione di un intarsio mi è stata incrinata la radice palatina di questo 16. Purtroppo uscendo io dallo schema a cui sono abituati i medici ottusi, non mi gonfiavo, il parodonto era ok ma c’ era il dolore che nessuno considerava e nevralgia trigeminale. Il tutto è durato due anni, finchè ho trovato un chirurgo che ha estratto il dente che era incrinato e raschiato il pavimento del seno per infezione…. In quei 2 anni qualsiasi materiale faceva allergia: ho provato capsule in oro , resina, ceramica, avevo sensibilità chimica a tutto, persino i cementi…e non le dico il circuito elettrico in bocca. Il dentista non capiva, finchè sono finita al pronto soccorso dove nel referto invitavano il medico a rimuovere la capsula.
E’ lì che ho fatto il Melisa ( mi sono sempre dovuta arrangiare a trovare le informazioni da sola).
Ma ormai era tardi, perchè avevo eseguito un rialzo di seno che mi ha portato ad un’ infezione severa, non diagnosticata in tempo e siccome chi mi aveva fatto il lavoro era il primario dell’ Ospedale San Paolo di Milano fino al 2010, grande luminare…che mi ha letteralmente abbandonato e così dopo quelli a seguire. Finchè poi sono approdata dal primario del Policlinico di Milano che è intervenuto si, ma creando un’ altra devastazione: ho due finestre ossee di 17 e 7 mm con danni permanenti ( nevralgie del nervo palatino, tessuti scollati nel seno che si muovono ogni volta che inspiro, mancanza di occlusione perchè ho perso un altro molare a causa dell’ infezione del rialzo….disfunzione Atm e danni masticatori e chi più ne ha ne metta…
Tant’ è che essendo la zona inoperabile per i troppi traumi ( le Fort, un rialzo e due revisione..), ho tentato di fare un mini rialzo dal basso usando solo il mio osso, ma questo comportava l’ inserimento di impianti in titanio. Sapevo a cosa andavo incontro, ma era l’ unico modo per attenuare i dolori. Purtroppo dopo breve ho dovuto tirarli via per intossicazione ( dolori addominali, viscerali, gas che usciva a profusione, gusto alterato, sale e fiele, lingua con strisicia marrone o bianca in corrispondenza delle viti…..)
Dovendo chiudere quelle finestre ossee e ricreare un pò di pavimento del seno ho tentato anche la via degli impianti in zirconia. Stessa fine, stessi sintomi, ma l’ ho fatto solo perchè non riuscivo più a sopportare i dolori…
Li tolgo a breve, con la consapevolezza che non vi è più niente da fare per me e ritornerò nel baratro.
Lei conosce un laboratorio serio che possa analizzare l’ impianto una volta tolto per verificare a contatto con le mie cellule che cosa provoca? Mi rendo conto che certe reazioni biochimiche siano difficili da capire però darla sempre vinta ai medici che ti rovinano non è giusto!!!!Pensi che dalla ditta non mi hanno saputo dire neppure il raggio di radioattività e se gli isotopi decantano…..ditta tedesca seria….e il dentista mi dà della matta, ma poi non potendolo dimostrare visto che non sono matta mi dice che non sa….non capisce le mie reazioni.
Concludo col dire che l’ ignoranza è una brutta bestia…. che certi soloni accademici sono vergognosi ( fa parte del sistema Italia )
Io ho la vita letteralmente rovinata, ma qualcosa deve cambiare nella medicina e nel business e di drastico.
Ha qualche consiglio per me?
Grazie per l’ attenzione.
Saluti
Si Man
Rosario Muto scrive:
Gentile Sig. se vuole analizzare il materiale, consiglio mettersi in contatto con il Prof. Luigi Campanella Ordinario di Chimica Università di Roma
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To: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Date: Mon, 18 Feb 2013 15:57:11 +0100
Subject: Re:

E’ difficile che lo zirconio ritrovato nella sua saliva possa avere origine diversa dall’apparato
dentale che ha in bocca.
L’ittrio è cancerogeno per i topi e tossico per polmone e fegato nell’uomo
L.C.
On 17 Feb 2013 at 15:02, Silvia Mancini wrote:

Buonasera prof. Campanella. Ho avuto il suo nominativo dal sig. Muto.
Sono stata costretta a rimuovere degli impianti in zirconia e ossido di ittrio che mi intossicavano
(dolori addominali, alterazione del gusto e lingua sempre bianca in corrispondenza degli impianti).
Prima della loro rimozione ho effettuato degli esami all’ estero da cui si evince che in saliva è
presente lo zirconio. Dal momento che la zirconia è un ossido derivato dallo zirconio, mi è venuto
il sospetto che l’ impianto dissociasse. Secondo lei è possibile? Diversamente dove si trova lo
zirconio in natura e come è possibile che si trovasse nella mia saliva?
E l’ ossido di ittrio è nocivo per le cellule umane?
Vorrei capire che cosa provocavano questi impianti inseriti in mascella. Li ho conservati dopo l’
estrazione, lei conosce un laboratorio che possa eseguire delle analisi in tal senso?
Ringraziandola per l’ attenzione, porgo cordiali saluti.

E’ difficile che lo zirconio ritrovato nella sua saliva possa avere origine diversa dall’apparato
dentale che ha in bocca.
L’ittrio è cancerogeno per i topi e tossico per polmone e fegato nell’uomo
L.C.
Si Mani
Prof. Luigi Campanella

ZEROEMISSIONS CHIAMA PARMA
http://www.chimiciroma.it/Dettaglio.php?id_liv3=23

Luigi Campanella, laureato in Chimica e Abilitato alla professione di Chimico nel 1961.
Libera docenza in Elettrochimica nel 1967.
Professore Ordinario di “Chimica Analitica” dall’A.A. 1980/81 ad oggi, di Chimica Agraria e poi di “Chimica del Suolo” dall’A.A. 1994/95 ad oggi, di “Chimica del Restauro” dall’A.A. 1998/99 ad oggi, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Chimica Industriale dal 1981 al 1983.
Direttore del Dipartimento di Chimica dal 1983 al 1986. Dal 1988 al 1992 coordinatore del Dottorato di Ricerca in Scienze Chimiche. Dal 1988 al 1994 Preside della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università “La Sapienza” di Roma. È autore di oltre 400 lavori nei settori della Chimica Analitica, dell’Elettrochimica, della Chimica Ambientale, delle Biotecnologie Analitiche. In particolare ha preparato, caratterizzato ed applicato numerosi biosensori, basati su enzimi immobilizzati o su tessuti vegetali, per la determinazione di sostanze di interesse clinico, farmaceutico ed ambientale. Con queste ricerche è entrato a far parte del Gruppo di Ricerca CEE su “Biosensori”. Ha anche studiato l’applicazione di metodi chimici e biologici alla degradazione ed alla rimozione di inquinanti (tensioattivi, idrocarburi, pesticidi, metalli pesanti) in scarichi civili ed industriali.
Ha partecipato ad oltre 400 Congressi Nazionali ed Internazionali.
Presidente della Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana negli anni 1989-1990.
Vice presidente della Società Chimica Italiana dal 1990 al 1992.
Presidente del MUSIS (Museo Multipolare della Scienza e dell’Informazione Scientifica) dal 1991 ad oggi
Consigliere Scientifico del Sindaco di Roma dal 1993 al 1997
È membro di Commissioni di Studio del CNR, del MURST ed ENEA
Vincitore dell’ “International Capire Price” 1994 e del premio Internazionale “Scuola Strumento di Pace” nel 1996. Accademico Europeo per le relazioni economiche e culturali.

LA ZIRCONIA E’ TOSSICA E RADIOATTIVA? sentiamo cosa pubblica PUB MED :

Degradazione della zirconia

Articolo su PUB MED, praticamente dice che la zirconia è suscettibile a degradazione a causa di ambienti orali corrosivi. Hanno utilizzato campioni di saliva artificiale ph 3,5 fino a 10 per 10 giorni a temperatura di 37 gradi, oltre a test di durezza, resistenza alla frattura e test di flessione biassiale. hanno analizzato la microstruttura dei materiali e hanno fatto diverse comparazioni usando il Tukey test. Risultato: ambienti acidi e alcalini attaccano le proprietà meccaniche della zirconia , provocando degradazione, perdita del componente stabilizzante e un aumento della trasformazione da tetragonale a monovalente.
Si tratta di studi sulla zirconia e ceramiche feldespatiche, studi sui blocchi di zirconia della Zirkonzahn cercon e Everest.

Quindi anche gli impianti a sto punto, giusto?
Abstract
The aim of this study was to evaluate the effects of pH changes in the oral cavity on the mechanical properties of zirconia and feldspathic ceramics. Bilayered zirconia-feldspathic samples were prepared from three different commercial brands of Y-TZP blocks: Zirkonzahn, Cercon, and Everest. Samples were stored in artificial saliva with different pH values (3.5, 7.0, and 10.0) for 10 days at 37°C. Flexural strength, Vickers hardness, and fracture toughness were calculated after samples were subjected to biaxial flexure test. Microstructural analysis of the materials was also performed.Data were analyzed by one-way analysis of variance (ANOVA), and multiple comparisons were performed using Tukey’s test (α=0.05). Acidic and alkaline environments adversely affected the mechanical properties of zirconia, resulting in material degradation, loss of stabilizer content, and increase in tetragonal-monoclinic phase transformation. Commercial dental zirconia blocks have varied mechanical properties, but they are generally susceptible to degradation when exposed to corrosive environments.
PMID:

interessante andare a visitare il sito:
http://www.ausl.re.it

INOLTRE NON TRALASCIAMO
L’importanza dei numeri EC, il loro funzionamento e significato.
La classificazione EC è un sistema di categorizzazione degli enzimi attraverso un cosiddetto
numero EC (dall’inglese Enzyme Commission, la Commissione per gli Enzimi che si occupa della
classificazione).
Tale commissione si occupa di costruire una classificazione numerica sulla base della reazione
chimica catalizzata da un determinato enzima. Ogni enzima viene dunque associato ad un numero
e ad un nome raccomandato (spesso diverso da quello comunemente usato).
Nel 1961 la Commissione per gli Enzimi della IUB ha proposto un razionale sistema di
nomenclatura e classificazione razionale basata sul tipo di reazione catalizzata e sul nome del
substrato di ciascun enzima. Gli enzimi sono suddivisi in 6 classi principali suddivise in sottoclassi
e in sottosottoclassi che comprendono i singoli enzimi. Abbiamo così per ciascun enzima un nome
comune, un nome sistematico che identifica la reazione catalizzata ed un numero di
classificazione, composto a sua volta da 4 numeri (classe, sottoclasse, sottosottoclasse, singolo
enzima).
Le classi principali sono

http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi.htm

http://www.mednat.org/cure_natur/enzimi_Sistemi_trasporto_elettrone_giusy_arcidiacono.pdf

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https://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2012/03/08/678163-impiantate_protesi_tossiche_anca_tribunale_malato.shtml

"Impiantate protesi tossiche all'anca", il tribunale del malato chiede i danni.
Gli studi sui rischi degli impianti dell'anca con cromo e cobalto, e titanio e nonchè in zirconia, realizzati fino al 2011, fanno finalmente partire le verifiche. Chi le paga?

 

Ancona, 8 marzo 2012 - QUANDO si sono operati, pensavano di aver messo la parola fine alla loro sofferenza. Ma ora si ritrovano davanti il rischio di un nuovo travaglio di esami, interventi chirurgici e riabilitazione. Sono 22 a detta dell’Asur, i soggetti a cui l’Ortopedia dell’ospedale civile di Jesi ha impiantato protesi d’anca della De Puy, (azienda del colosso americano «Johnson & Johnson»), rivelatesi difettose tanto che la stessa azienda nel 2010 ha comunicato la necessità di ritiro dal commercio. «Ma al Tribunale del Malato — riferisce il presidente, Pasquale Liguori — sono approdate alcune persone che presentavano dei disturbi e che dopo aver richiesto di accedere alle cartelle cliniche, come da noi consigliato, hanno constatato come fosse stata loro impiantata proprio una protesi De Puy, anche l’anno scorso. Per questo procederemo con i nostri legali alla richiesta di risarcimento danni.
La De Puy si è detta disponibile a coprire le spese del nuovo intervento ma noi diciamo che ciò non può bastare. Abbiamo investito della questione l’Asur — spiega Liguori — invitandola a contattare i pazienti a cui sono state installate le protesi, così come disposto dalla direzione generale dei Dispositivi Medici per sottoporli sia ad esami del sangue per la ricerca del cromo e cobalto, sia per una ecografia». E ieri l’Asur (Area vasta 2) replicava: «I pazienti interessati al riguardo sono complessivamente ventidue. Tutti gli interessati sono già stati avvertiti con lettera raccomandata e invitati a rivolgersi al reparto ospedaliero per i controlli del caso». Poi la precisazione che cozza però con la denuncia del Tribunale del Malato: «Ben prima che la società De Puy rilevasse problemi nelle proprie protesi d’anca prodotte, l’Ortopedia di Jesi già non impiantava più tale dispositivo». Ma Liguori dall’altra parte incalza: «La De Puy già ad agosto 2010 aveva inviato alle strutture sanitarie, ai medici e agli organismi istituzionali preposti di tutto il mondo, Italia compresa, una nota di richiamo nella quale evidenziava un tasso di difetto troppo alto delle protesi impiantate tra il 2003 e il 2010 comunicando quindi la necessità di ritiro delle stesse dal commercio (perché si sarebbero verificati scollamenti di componenti, sacche di liquido, spostamento e dolore, ndr). Perché allora poi non sono state ritirate e si è continuato anche negli anni successivi a impiantarle? A chi si deve imputare tale mancanza? A queste risposte cercheremo di dare un seguito di carattere legale». Infine l’invito «a tutti coloro che hanno subito un intervento di protesi d’anca a verificare se nella propria cartella clinica sia stato indicato il tipo di protesi installato e poi di contattarci per seguire l’evolversi della vicenda».

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Gli studi sui rischi degli impianti dell'anca con cromo e cobalto, e titanio e nonchè in zirconia, realizzati fino al 2011, fanno finalmente partire le verifiche. Chi le paga?

 
Intervento di chirurgia dell'anca
Intervento di chirurgia dell'anca

Inizia tutto con un click, uno scatto dell'articolazione dell'anca. Primo segnale di una protesi difettosa realizzata con materiali che possono intossicare il sangue del paziente. Il monitoraggio è cominciato in Toscana con un piano di sorveglianza sanitaria deciso dopo la pubblicazione di studi medici che dimostrano come le protesi dell'anca realizzate con cromo e cobalto e impiantate fino al 2011 comportino rischi per i pazienti. Nel dettaglio: possono intaccare l'osso a cui si appoggiano, provocandone una sorta di "carie", e sversare particelle dei due metalli nel sangue. Anche per questo, da cinque anni a questa parte, quel tipo di protesi sono state messe da parte, sostituite da quelle in metallo e ceramica. 

 Piu tremila casi

Nel frattempo, però, più di tremila persone hanno avuto l'impianto della protesti dell'anca in cobalto e cromo nella sola Toscana. Fra queste, 808 sono risultati a rischio, in particolare perché per loro è stato usato il modello Asr della De Puy. Proprio da questi ultimi si partirà per gli accertamenti clinici, una verifica che potrebbe estendersi sul fronte nazionale dopo l'allarme lanciato sulla possibilità che le protesi in cromo e cobalto possano rovinare l'osso e inquinare il sangue del paziente. 

In fila per le verifiche

Centinaia di pazienti, dunque, attendono la chiamata dell'Asl per essere visitati, fare un esame del sangue con ionemia che misura la presenza di metalli nel sangue. Più una serie di altri accertamenti, come radiografie, ecografia e risonanza magnetica. Resta da capire se gli esami necessari per questo controllo degli impianti dell'anca sarà completamente a carico delle aziende sanitarie o se i pazienti dovranno sopportarne, in tutto o in parte, il costo.