Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Indice articoli

 

AMALGAMA E DISTURBI DELL’UMORE

 

 

Da quasi due secoli, il mercurio, l'elemento chimico più tossico tra quelli non radioattivi, viene impiegato per le otturazioni dentali. Le otturazioni in amalgama, note come piombature dentali, contengono il 50% di mercurio e il dentista è tenuto per legge a trattare amalgame di scarto come rifiuti solidi pericolosi.

Il mercurio esce dall'otturazione per vaporizzazione, per diffusione alla radice del dente e per corrosione. Dopo 10 anni, nell'otturazione di amalgama, rimane solo il 50% del mercurio iniziale, dopo 20 anni ne rimane solo il 20%. In pratica, milionesimi di grammi di mercurio lasciano ogni giorno (e ogni notte) l'otturazione nella vostra bocca, si accumulano nei tessuti e sovraccaricano gli organi proposti all'escrezione, cronicamente, senza sosta negli anni.

 

Nella comunità scientifica ci sono due schieramenti relativi all'amalgama. Entrambi, sia gli oppositori che i sostenitori, concordano sui seguenti punti:

 

1. Il mercurio è un veleno

2. Il mercurio è rilasciato dalle otturazioni dentali di amalgama

3. La quantità di mercurio rilasciato è solo molto piccola

 

Ora viene la controversia: la quantità di mercurio rilasciata dall'amalgama è così piccola che non può essere clinicamente significativa oppure è sufficiente in alcuni casi a produrre sintomi?

 

L'assunzione che qualcosa o è significativo clinicamente per tutti o non è significativo clinicamente per nessuno non corrisponde alla realtà. Già nel 1898 il dr Tuthill, che segnalò 6 casi di disturbi dell'umore risolti mediante la rimozione di tutte le amalgame dentali, spiegava:

 

"Nonostante molte persone con queste otturazioni di mercurio sembrano esser esenti, altre soffrono da effetti sottili, subclinici del mercurio. Ciò è dimostrato chiaramente dai casi guariti che vi ho mostrato qui. Fino a quando il sistema si mantiene in uno stato vigoroso molti non sentono effetti negativi, ma altrimenti, in un numero limitato di casi, l'effetto tossico del mercurio diventa dominante, in individui suscettibili ad esso, e sopraffà il sistema nervoso, generando in molti casi la caterva di sintomi psicologici che ho menzionato.

 

Sebbene il numero di casi sembra essere relativamente basso, questi meritano una considerazione attenta come verrebbe data all'argomento se la nevrosi mercuriale fosse più comune. Non ho dubbi, da quanto ho visto, che i nostri manicomi siano pieni di individui che hanno sviluppato il loro stato mentale a seguito di otturazioni di amalgama, che producono eccitazione o pigrizia del cervello, stati emotivi alterati e relega alla disperazione quella che avrebbe potuto essere una limpida e brillante carriera".

 

Dovendo riportare uno di tali casi, per darvi un'idea panoramica dell'argomento, vediamo un caso clinico presentato dal dr Huggins ("Il mercurio: un fattore nei disturbi mentali?", 1982). Si tratta di una 17enne che aveva abbandonato la frequenza a scuola, era diventata introversa, e aveva perso interesse nelle cose e nella vita. Nessuno degli oltre 40 specialisti che aveva visto era riuscito a migliorare la situazione o spiegarla. Aveva un blocco motorio nella gestualità e azione. Indagando la storia dentale, Huggins aveva scoperto che i sintomi erano comparsi subito dopo l'inserzione di un gran numero di otturazioni dentali. Quando dopo la rimozione e disintossicazione la ragazza riprende la scuola e soprattutto si laurea, Huggins commenta: "Potrebbe essere che questo caso non è unico?".

 

Il monito che Huggins lancia è dunque questo: "Poiché è comune indirizzare allo psicologo casi clinici come quello esaminato ora (con problemi multipli senza apparente riscontro nelle analisi o diagnosi), è particolarmente importante che i professionisti di queste aree siano a conoscenza della possibilità di intossicazione da mercurio come eventuale denominatore comune di tali casi".

 

Lo stesso monito fu ribadito da Siblerud nel 1989: "Gli psicoterapeuti dovrebbero considerare la tossicità da mercurio come possibile causa nel trattamento di disturbi psicologici, da quelli più leggeri con disturbi dell'umore a casi di schizofrenia, paranoia ed altri". Nella sua pubblicazione, "La correlazione tra mercurio da amalgama dentale e salute mentale", egli spiega come vapori di mercurio vengano continuamente rilasciati dalle otturazioni dentali di amalgama e come l'intossicazione da mercurio manifesti un'enormità di manifestazioni psichiche.

Poiché il mercurio dalle otturazioni in bocca passa direttamente nel sistema limbico del cervello attraverso i lobi olfattivi, sia gli effetti cronici durante l'esposizione, sia la rapida diminuzione di alcuni sintomi a seguito della rimozione di amalgame sono molto plausibili e giustificabili (Stortebecker 1985).

 

 

Indovina indovinello, quanto mercurio da otturazioni dentali c'è nel cervello?

Nel 1990 alcuni scienziati canadesi inserirono otturazioni dentali di amalgama in animali di laboratorio. Che cosa stavano cercando di ottenere?

 

 

Inserendo otturazioni dentali nella bocca di pecore è stato possibile vedere la distribuzione dei metalli nei tessuti dopo 29 giorni dall'inserzione, sia attraverso autometallografia degli isotopi marcati, sia attraverso valutazione istologica.

 

Più recentemente, l'Istituto della Sanità canadese ha valutato il rilascio di mercurio da amalgama e lo ha confrontato con i limiti massimi tollerabili. Risultato: un adulto sano non dovrebbe avere più di 4 otturazioni dentali di amalgama. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (1991) l'amalgama dentale è la maggiore fonte di esposizione al mercurio, e tutte le altre fonti di esposizione al mercurio, messe insieme, non superavano, in individui non esposti professionalmente, il 20% di quella da amalgama.

 

Dunque il rilascio di mercurio da amalgama non è insignificante!? Dopo 10 anni il 50% del mercurio iniziale non è più presente nell'amalgama. L'assorbimento dei vapori di mercurio rilasciati avviene, oltre che per via ematica, direttamente attraverso il nervo olfattivo e il sistema craniosacrale. I ricercatori svedesi Nylander e Eggleston, mediante studi con autopsie, hanno evidenziato che il mercurio nel cervello aumenta notevolmente nei portatori di amalgama rispetto ai non portatori, e in particolarmente aumenta proporzionatamente al numero di otturazioni dentali in amalgama.

 

Sintomi mentali del "mercurialismo"

A partire dagli inizi degli anni '80, la "diagnostica dell'intossicazione da amalgama" e la "terapia dell'intossicazione da amalgama" sono diventati permanenti elementi costitutivi dei seminari di perfezionamento odontoiatrico presso gli Ordini Odontoiatrici tedeschi. In Italia, comunque il problema è rimasto sconosciuto al grande pubblico e persino ai medici generici.

 

La tossicità del mercurio è stata nota per secoli e ne parlarono scritti di Ippocrate, Plinio, Dioscoride e Galeno. Jean Fernel, noto come il "moderno Galeno", ha fornito nel 1557 il primo caso di avvelenamento da mercurio in lavoratori esposti: "Si può giungere fino a veri e propri attacchi di collera. Se qualcuno semplicemente lo osserva mentre lavora il mercurio, il lavoratore ammalato può cadere in una insicurezza impotente e già un banale rimprovero può suscitare in lui uno stato di sfrenata agitazione. Menomazione della capacità all'attenzione, vuoti di memoria, una sensazione di insufficienza intellettuale con asocievolezza completano il quadro".

 

Tali sintomi mentali dell'intossicazione da mercurio sono stati descritti dettagliatamente da Triebnig (1982) in lavoratori dell'industria dei termometri, e in altre categorie esposte, nel passato, al mercurio in ambiente di lavoro: lavoratori dell'industria degli specchi, (Kussmaul, 1861), soffiatori di vetro (Fawer 1983) e dentisti (Foo 1993). Quando l'esposizione veniva a cessare, i loro punteggi dei test ritornavano alla normalità entro 20 mesi (Evans, 1975).

 

Nel XIX secolo i lavoratori dell'industria dei cappelli esposti professionalmente al nitrato di mercurio, divennero noti come "cappellai pazzi", a causa di problemi emotivi che sviluppavano, con improvvisa rabbia, pigrizia, depressione, timidezza, insonnia, idee fisse, mania (Gowdy, 1978).

 

Mayhazati riportò la valutazione psicologica di 6.530 pazienti in Iraq ricoverati a seguito dell'esposizione ad un incidente con il mercurio. Più del 50% di essi manifestò disturbi psicologici: c'era depressione, mancanza di interesse, etc. (Mayhazati, 1978).

 

Numerosissimi sono i rapporti di dentisti con manifestazioni nervose di mercurialismo. Smith descrive 3 casi di dentisti esposti nel loro studio odontoiatrico al mercurio e che avevano sviluppato sintomi di irritabilità, grande eccitabilità, paura, agitazione, melanconia, depressione, timidezza, stanchezza fisica e mentale, indecisione, disperazione. Questi sintomi scomparivano quando i loro livelli di mercurio nel corpo furono ridotti mediante terapia (Smith, 1978). Topi esposti a vapori di mercurio sono stati trovati aumentare il loro spontaneo comportamento aggressivo. Livelli di mercurio di 0.002 mg Hg/m3 erano sufficienti per indurre alterazioni nel comportamento.

 

Tra l'altro noi sappiamo che la caratteristica sinistra del mercurio (che fu usato, si dice, per avvelenare Cesare Borgia) è che si tratta di un veleno molto lento, che le vittime si sentono solo un po' giù di corda, che hanno sintomi che sembrano essere leggeri, facenti parte della condizione umana.

 

"Alterazioni dell'umore e amalgama dentale" nella letteratura medica

Il prof. Patrick Stortebecker, della Stortebecker Foundation, nel suo libro "Tossicità del mercurio da amalgama dentale, un pericolo per il cervello umano" (1985), ci dà una panoramica descrizione di questi casi:

 

"Il sintomo preminente di intossicazione cronica a basse dosi di vapori di mercurio è una totale mancanza di ogni iniziativa a livello mentale (cui segue una stanchezza fisica). Mentalmente il paziente è incapace di iniziare qualsiasi tipo di nuovo evento, insieme con la sua incapacità a finire i precedenti progetti. Inoltre c'è una ingiustificata mancanza di sicurezza in sé stessi, manifestata nel comportamento come irrazionale timidezza, ansia, oltre ad una patologica tendenza all'auto-distruzione, che può portare a grave depressione. C'è una notevole perdita di memoria, specialmente a brevissimo termine. Un altro sintomo è la psicoastenia, con una incapacità nel risolvere dubbi o incertezze o incapacità di resistere a ossessioni, idee fisse, o fobie, anche quando uno sa che sono irrazionali. Molto caratteristico l'instabilità dell'umore, la lunaticità, con collera, che può essere rivelata da improvvisi scoppi di rabbia".

 

La ricerca ha mostrato che il mercurio interferisce proprio con quei neurotrasmettitori il cui malfunzionamento causa depressione bipolare e irritabilità (Oudar 1989, Rajanna 1985, Cooper 1983).

 

Se è vero che la tossicità dal mercurio dell'otturazione di amalgama causa sintomi da stress psicologico, la rimozione dell'amalgama dovrebbe alleviare i sintomi. Ebbene proprio questi sono i risultati di uno studio pubblicato sull' American Journal of Psychotherapy nell'ottobre 1989: nei 78 pazienti che hanno rimosso l'amalgama, l'82% dei loro disturbi psicologici o miglioravano o scomparivano entro 10 mesi dalla rimozione dell'amalgama. I 78 pazienti avevano riportato un totale di 409 sintomi psicologici prima della rimozione. Entro 10 mesi dalla rimozione riportarono che 275 dei sintomi (67%) erano migliorati, 62 (15%) erano scomparsi, 61 (15%) non erano cambiati e 10 (3%) erano peggiorati.

Tra i molti studi di rimozione terapeutica dell'amalgama riportiamo il sommario di uno studio pubblicato da Siblerud nel 1998:

 

"Il gruppo di rimozione dell'amalgama mostrò da 6 a 8 mesi dopo la rimozione, un miglioramento statisticamente significativo in 47 delle scale di valutazione, e ciò è stato fatto rispetto ad un controllo di pazienti con copertura fittizia/placebo (una diminuzione dei sintomi del 42% rispetto ad un aumento del 7% nel gruppo di controllo. Numerosi dei pazienti nel gruppo dell'amalgama poté interrompere il trattamento con litio, sotto indicazione del loro psichiatra, e non ebbero problemi in seguito a ciò. La nostra precedente ricerca aveva confrontato individui con amalgama e individui senza e aveva dimostrato in base a valutazioni psicometriche che individui con amalgama possedevano sintomi emotivi e mentali significativamente maggiore, tra i quali rabbia improvvisa, depressione, irritabilità, ossessione/ idee fisse, ansia, ostilità, psicosi, sonno disturbato, problemi a prendere decisioni, incapacità a concentrarsi, euforia ed altri. Da questo studio risulta che il mercurio rilasciato dalle otturazioni dentali di amalgama può essere un fattore nella depressione bipolare".

 

Il monito di Huggins, che è lo stesso di Siblerud, fu riportato a più riprese, nel corso di tutto l'ultimo secolo, da altri dottori, tra cui il prof. Berglund, che scrisse il libro: "150 ANNI DI AMALGAMA DENTALE, intossicazioni da amalgama nella letteratura medica", BioProbe Ed., 1995)

 

Questo stesso monito essenzialmente è il motivo centrale del mio intervento qui oggi. Tra le tante citazioni della rassegna del prof. Berglund, ricordiamo nel 1930 il dr Masche, che descrisse l'eliminazione delle otturazioni di amalgama come un "prezioso mezzo terapeutico" ed espresse la speranza che "i medici e i dentisti acquisiscano come un bene comune il riconoscimento che gli avvelenamenti da mercurio possono essere provocati da otturazioni d'amalgama e che i medici focalizzino la loro attenzione soprattutto sulle otturazioni d'amalgama talora i pazienti si lamentino di disturbi che assomigliano ai sintomi di avvelenamento da mercurio".

 

Esattamente 100 anni prima dello studio con controllo di Siblerud (1998), Tuthill (1898) aveva pubblicato: "Nevrosi mercuriale a causa di otturazioni di amalgama" (The Brooklyn Medical Journal, December 1898, vol XII, n.12), di cui rileggiamo un caso di guarigione:

 

 

Giovane donna, K., visitata per la prima volta il 1 dicembre 1887; soffriva di estremo nervosismo, da 3 anni ormai. Era agitata, irritabile, non riusciva fare niente, non dormiva bene, etc. Avendo esaminato a fondo il suo caso ed avendo accertato che tutte le sue funzioni erano normali, esaminai i suoi denti e trovai 16 otturazioni di amalgama, molte delle quali in denti che contenevano otturazioni di oro. Ritenendo che ciò fosse una causa della neurosi mercuriale, dissi a lei e a sua madre che il suo caso mi faceva venire in mente ciò che avevo letto relativamente all'avvelenamento mercuriale pochi giorni prima sulla enciclopedia "Ziemssen's Cyclopedia":

"Essenzialmente la condizione è caratterizzata da grande eccitabilità mentale del paziente ad impressioni esterne. Qualsiasi evento inaspettato o imbarazzante lo mette in agitazione al massimo livello. Il paziente adulto cresce pallido e farfuglia nel rispondere anche alle domande più semplici. Effettuare ciò che gli viene richiesto di fare richiede uno sforzo sovrumano o è addirittura impossibile se egli si accorge o pensa di essere osservato. C'è anche grande premura ed una sensazione di ansia senza giustificazione alcuna. C'è insonnia o sonno che è agitato, frequentemente interrotto e disturbato da sogni spaventosi, mal di testa e palpitazioni".

 

Dopo aver sentito ciò, la paziente commentò che era una descrizione perfetta del suo caso in ogni dettaglio. A seguito del mio consiglio le otturazioni di mercurio furono rimosse e la giovane donna è migliorata molto rapidamente fino ad oggi, ed infatti tutte le sue manifestazioni nervose sono scomparse, anche secondo quanto conferma la madre, da quando ha rimosso l'amalgama.

 

 

 

 

Fonti bibliografiche

 

Eggleston DW, Nylander M, "Correlation of dental amalgam with mercury in brain tissue", Res. Ed., 58: 704-707, 1987

 

Evans H, Laties V, Weiss B, "Behavioural effects of mercury and methylmercury", Federation Proc., 34: 1858-67, 1975

 

Fagala G, "Psychiatric manifestation of mercury poisoning", j. Am. Acad Child Adolesc Psychiatrty 1992; 31: 306-11

 

Fawer RF, "Hand tremor induced by industrial exposure to metallic mercury", Br J Ind Med, 1983; 40: 204-8

 

Foo SC, "Neurobehavioral effects in occupational chemical exposure", Environm Res. 1993; 60: 267-73

 

Gowdy J, Demers F, "The blood mercury levels in mental hospital patients", Am. J. Psychiatry, 135: 115-16, 1978

 

Kussmaul A, "Untersuchungen uber den constitutionellen Mercurialismus und sein Verhaltnis zur constitutioneels Syphilis", Wurzburg: Stahel'schen Buch und Kunsthandlung, 1861

 

Mayhazati H, "Psychiatric aspects of methyl mercury poisoning", J. Neurol Neurosurg Psychiatry, 135: 115-16, 1978

 

Nylander M, Friberg L, Lind B, "Concentrazioni di mercurio in cervelli umani e reni in relazione all'esposizione da otturazioni dentali di amalgama", Swed Dent J, 11:179-187, 1987

 

Oudar P, Caillard L, Fillon G, "In vitro effect of organic and inorganic mercury on the serotonergic system", Pharmacological Toxicology, 65, 245-248, 1989

 

Rajanna B, Hobson M, "Influence of mercury on uptake of SH dopamine and (3H) norephineprine by rat brain synaptosomes", Toxicology Letters, 27 (1-3), 7-14, 1985

 

Rajanna B, Hobson M, Harris L, Ware L, Chetty CS, "Effects of cadmium and mercury on Na (+) - K (+) ATPase and uptake of 3H- dopamine in rat brain synaptosomes", Archives of International Physiology and Biochemmistry, 98, 291-296, 1990

 

Reis D, Fuxe K, "Brain norepineprine: evidence that neuronal release is esssentiual for sham rage behavior following brainstem transection in rat", Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 64, 108- 112, 1969

 

Ross W, Gerhman A, "Need to alertness for manifestations of inorganic mercury poisoning", Comprehensive Psychiatry, 18, 595-598

 

Rustram R, "Methyl mercury poisoning in Iraq", Brain, 97, 499-510

 

Smith D, "Mental effects of mercury poisoning", South Med. J., 71: 9045, 1978

 

Stortebecker P, "Mercury poisoning from dental amalgam", 1985, Stortebecker Foundation (c/o Bioprobe, Orlando, Florida)

 

Stock A, "Die chronische quecksilber und Amalgam Vergiftung", Arch. Gewerbepath, 7: 388, 1936

Treibig G, "Neurotoxic effct in mercury exposed workers", Neurobehavioural Toxicology and Teratology 1982; 4: 717-720

 

Monografia E