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SECONDO LA COMMISSIONE PER LA NOMENCLATURA DI CHIMICA INORGANICA DELLA IUPAC GLI ELEMENTI VANNO CLASSIFICATI IN SEMIMETALLI E NON METALLI. IL LEGAME CHIMICO NEI METALLI VIENE TRATTATO CON UN MODELLO "A BANDE" DI BLOCH. SI PUO' IMMAGINARE CHE UN CRISTALLO DI UN ELEMENTO METALLICO SIA COSTITUITO DA UN INSIEME DI IONI POSITIVI, DISPOSTI SECONDO UN REGOLARE RETICOLO E CIRCONDATO DA UN CERTO NUMERO DI ELETTRONI LIBERI CHE SI MUOVONO IN TUTTO IL RETICOLO CRISTALLINO. INFATTI I METALLI HANNO :DA 1 A 3 ELETTRONI SUGLI ORBITALI PIU'ESTERNI.

GLI OSSIDI SONO:

1)IONICI:METALLI ALCALINI E ALCALINO-TERROSI

2)COVALENTI:NON METALLI

3)COVALENTI INTERMEDI:METALLI DI TRANSIZIONE

MOLTI REAGISCONO CON ACQUA; GLI IONICI FORMANO BASI, I COVALENTI FORMANO ACIDI, GLI INTERMEDI NON REAGISCONO APPREZZABILMENTE. GLI OSSIDI DEI METALLI HANNO CARATTERE BASICO. IN GENERALE LA CAPACITA' DEI METALLI A OSSIDARSI O A RIDURSI E' DEDUCIBILE SOLO IN BASE ALLA CONOSCENZA DEI RISPETTIVI POTENZIALI NORMALI DI OSSIRIDUZIONE. I METALLI SONO MALLEABILI ELASTICI E DURI, CONDUCONO BENE ELETTRICITA' E CALORE. NEI METALLI OGNI ATOMO E' LEGATO DA 8 A 12 DI ALTRI ATOMI, GLI ELETTRONI SONO FORTEMENTE DELOCALIZZATI,CIOE' SPARSI. IL NUMERO DEI PROTONI PRESENTI NEL NUCLEO NE COSTITUISCE IL NUMERO ATOMICO Z, CHE CORRISPONDE ANCHE AL NUMERO DEGLI ELETTRONI.IL NUMERO DI MASSA, A, E' DATO DALLA SOMMA DEI PROTONI E DEI NEUTRONI DI NUCLEO O NUCLEONI. IL Nø DI MASSA E'IN ALTO A SX, IL NUMERO ATOMICO IN BASSO A SX. ISOTOPI SONO QUEGLI ATOMI DI UNO STESSO ELEMENTO CHE SI DIFFERENZIANO SOLO PER IL NUMERO DI MASSA. LE PROPRIETA'CHIMICHE DEGLI ISOTOPI SONO PRESSOCHE' IDENTICHE. GLI ELETTRONI SI MUOVONO INTORNO AL NUCLEO,E SONO DISTRIBUITI IN STRATI (LIVELLI). OGNI LIVELLO PRINCIPALE HA UN NUMERO QUANTICO PRINCIPALE (n) . IL NUMERO QUANTICO PRINCIPALE INDICA ANCHE IL NUMERO MASSIMO DI ELETTRONI CHE POSSONO OCCUPARE TALE STRATO.

 

tabperiodica

 

          ARGENTO            (Ag)     4d¹º       5s¹                     

   PALLADIO           (Pd)      4d¹º

   INDIO                 (In)      4d¹º      5s²     5p¹        

L'ATOMO HA CARICA   NEUTRA

   STAGNO               (Sn)      4d¹º      5s²     5p²         

I PROTONI HANNO CARICA POSITIVA

   IRIDIO                    (Ir)       4f¹         5d      6s²        

I NEUTRONI HANNO CARICA NEGATIVA

   ORO                      (Au)      4f¹         5d¹º   6s¹         

GLI ELETTRONI HANNO CARICA NEGATIVA

   PLATINO              (Pt)      4F¹         5d     6s¹

NUMERO DI MASSA DI UN ATOMO = PROTONI+NEUTRONI  

NUMERO ATOMICO = NUMERO DEI PROTONI

IN BASSO A SX SI SCRIVE IL NUMERO ATOMICO, IN ALTO A SX IL NUMERO DI MASSA.

 

leghe metalliche per uso odontoiatrico

La scelta delle leghe metalliche per uso odontoiatrico è stata sempre condizionata da fattori inerenti l'uso delle stesse in un ambiente aggressivo come quello della bocca .

La preferenza è caduta senz'altro sulle leghe a base aurea, essendo l'oro un metallo altamente stabile e scarsamente aggredibile da altre sostanze. Le esigenze tecniche legate alla realizzazione di protesi dentarie ha costretto i produttori di leghe metalliche ad associare all'oro altri metalli come il Platino, sostituito dal Palladio perché meno costoso, Argento ma anche Indio, Iridio, Gallio, e addirittura Ferro e Rame in varie percentuali; questi hanno la funzione di attribuire caratterisiche particolari alla lega , come il colore, la durezza, l'innalzamento del punto di fusione, la formazione di nuclei di cristallizzazione per la formazione del reticolo cristallino stabile e compatto. Purtroppo c'è il rovescio della medaglia: infatti alcuni dei metalli impiegati come l'Argento, il Gallio, ma sopratutto il Rame e il Ferro impiegati nelle leghe di qualità scadente, ossidano fortemente durante il processo di fusione e di raffreddamento;

la formazione di questi ossidi avviene sia in superficie, ma anche in profondità, limitando in qualche maniera la corretta formazione del reticolo cristallino anche durante il trattamento termico successivo. Secondo quanto riportato anche in una ricerca condotta per conto del C.N.R. pubblicata nel Settembre 1996 gli ossidi sono il presupposto per i fenomeni di corrosione mediante il rilascio di ioni potenzialmente tossici, e di fenomeni elettrogalvanici responsabili di elettrocorrosione.

Da questa premessa possiamo comprendere come la presenza degli ossidi sulla superficie metallica delle nostre leghe ma sopratutto nel suo interno siano responsabili di microfessurazioni del reticolo cristallino e attraverso queste i processi di corrosione possono attivarsi anche in profondità rendendo quindi la lega metallica preziosa un supporto microporoso in grado di favorire la formazione di placca batterica responsabile a sua volta della formazione di bassi valori di PH che favoriscono i processi di corrosione mediante gli ossidi presenti nel metallo; a questi si aggiungono sostanze particolarmente aggressive come i cloruri e i solfuri contenuti negli alimenti che innescano anche sulle superfici metalliche ad alto titolo aureo, fenomeni di "Tarnish" o discolorazione a macchie, espressione di un, se pur minimo, fenomeno di ossidazione.

L'uso di leghe ad alto titolo aureo al di sopra degli 800 millesimi , e tecniche di fusione rigorosamente corrette sotto vuoto riducono sensibilmente questi problemi, ma non del tutto e a costi piuttosto elevati sia per l'Odontoiatra che giustamente pretende un prodotto di elevata qualità , ma anche da parte dell'Odontotecnico che acquista materiali molto costosi e utilizza tecnologie altrettanto costose. Ciò nonostante non si ottengono i risultati sperati.

La presenza di tecniche "auro galvano ha in effetti ridotto al minimo qualsiasi fenomeno ossidativo, ma tutti conosciamo i limiti meccanici di questa tecnica. L'introduzione del Titanio invece, sembra aver superato la limitazione per la costruzione di strutture metalliche, sia dal punto di vista di carico meccanico , sia dal punto di vista di rilascio di ioni potenzialmente tossici ma solo se puro e non legato ad altri metalli come invece viene utilizzato nell'uso corrente.

L'uso di questo metallo però non è esente da problemi in quanto a fronte di un basso costo intrinseco, richiede procedure di fusione e lavorazione complesse e costose che scoraggiano non pochi laboratori.

Da qualche anno è stato sperimentato e testato un prodotto che utilizzato secondo un protocollo rigoroso sulle leghe auree di più vasta utilizzazione ha dimostrato di risolvere i problemi che come abbiamo visto sono a queste legati. Il TTSV gel (trattamento termico sotto strato vetroso) è un composto realizzato in laboratorio e che nasce dall'esperienza e dalla conoscenza della metallurgia che sono state premiate dalla conferma della reale validità nel trattamento delle leghe preziose a base aurea.

Questo prodotto interviene durante i punti critici della costruzione di una struttura protesica: il trattamento termico per la riorganizzazione del reticolo cristallino della lega e le successive fasi della cottura della ceramica sul metallo. L'applicazione di una certa quantità di questo gel sul metallo da trattare vetrifica sulla suprficie quando con il riscaldamento la struttura viene portata alla temperatura necessaria prevista sul protocollo tecnico isolando completamente il metallo dall'aria e quindi dall'ossigeno, intrappolando nel suo contesto gli ossidi che si sono formati durante la fusione e che si riformano in continuazione in presenza di ossigeno. A termine di questo procedimento la sostanza vetrificata viene allontanata secondo il protocollo tecnico allegato al prodotto e la superficie della lega si presenta molto compatta, lucente e chiara.

Sono stati commissionati tests di ricerca per verifIcare l'efficacia del prodotto usato nell'impedire la formazione di ossidi e della sua capacità di rimuoverli. L'incarico è stato affidato alla Nobil Bio Ricerche cui sono stati inviati campioni di metallo con titolo 450 millesimi con presenza di Pd 38,82 - Ag 6.0 - In 1.5 - Ga 1.5 fusi nella maniera trdizionale , alcuni non trattati, ed alcuni trattati con TTSV gel. Sottoposti ad osservazione con microscopio elettronico a scansione a 1500 ingrandimenti è risultato che la superficie della lega trattata si presenta molto più liscia e levigata rispetto a quella non trattata; a questa differente morfologia corrisponde una differente composizione chimica: l'analisi EDX condotta sul campione trattato evidenzia la pressochè totale assenza di ossidi di Indio, Gallio e Ossigeno ( Fig. 1 ) abbondantemente presenti nell'analisi della lega non trattata ( Fig. 2 )".

 

" Il trattamento con TTSV gel rimuove quindi efficacemente lo strato di ossidi superficiali."

L'assenza di ossidi ci ha suggerito che la lega in quello stato presenta un grado di corrosione inferiore al metallo non trattato in quanto non si possono verificare i fenomeni di elettrocorrosione che si svolgono in una soluzione salina come la saliva mediante un processo di ossido- riduzione in cui l'ossidazione avviene al catodo (parodonto) e la riduzione all'anodo (protesi) con il rilascio di ioni metallici potenzialmente tossici.

Il test sulla corrosione è stato condotto secondo le indicazioni della norma 4-15-78 modificata secondo le norme ISO. "La corrosione si manifestamediante corrente elettrica ( causata da rilascio di ioni ); misurando quindi la corrente che passa attraverso il metallo ad una data differenza di potenziale , si può capire se e quanto il metallo si stia corrodendo.

I risultati evidenziano che la lega trattata con TTSV gel mostra nelle condizioni sperimentali utilizzate, una resistenza alla corrosione superiore rispetto alla non trattata; infatti il suo potenziale di rottura, il potenziale cioè a cui si inizia ad osservare un aumento di corrente è di circa 100 mV superiore alla lega non trattata. Il dato ottenuto riflette la maggiore "nobiltà" della lega trattata che non presenta la copertura di ossidi della lega convenzionale. E' verosimile affermare che nei siti di saldatura, dove sia per il tipo del metallo usato , sia per i componenti del saldame, sia per la tecnica di saldatura a cannello che tende ad inglobare ossigeno la concentrazione degli ossidi sia ancora più elevata e che quindi il trattamento con TTSV gel riesca a rimuoverli totalmente equiparando la qualità del metallo da saldare a quello che compone la saldatura risolvendo anche qui un noto problema. La valutazione di citotossicità è stata rilevata attraverso l'indagine microscopica di fibroblasti di topo L-29 e il test MTT che individua la presenza di effetti tossici mediante il rilievo della diminuzione dell'attività dell'enzima mitocondriale Succinato Deidrogenasi (SDH) . Anche in questo caso i risultati sono stati incoraggianti: la superficie della lega trattata è stata omogeneamente colonizzata da cellule in buono stato metabolico, analogamente alla lega non trattata che pur rilascia elementi potenzialmente tossici anche se in concentrazioni non misurabili. Va ricordato però che l'indagine è stata condotta in vitro dove non vengono riprodotte le le condizioni in vivo, dove il PH e sostanze aggressive come cloruri e solfuri possono attivare lo scambio ionico legato alla presenza di ossidi. Una ulteriore indagine è stata svolta per valutare il potenziale elettrochimico dei metalli per uso odontoiatrico trattati con TTSV gel. Le misurazioni sono state effettuate con l'apparecchio CSM Amalgamometro . Con questo apparecchio si misura il potenziale elettrico che si produce tra metallo e tessuto parodontale, ovvero il flusso di ioni. I valori vanno misurati in nA (microampere). I valori superiori a 6 sono considerati patologici. Tutti i metalli non trattati testati hanno fatto rilevare valori altissimi, da 20 a 70 microampere mentre quelli trattati con TTSV fanno rilevare valori uguali a 0 confermando l'assenza di flusso di ioni.

Questi tests che sono stati effettuati ci confermano che le leghe preziose trattate con TTSV gel sono quindi più stabili, non liberano ioni potenzialmente tossici ed acquistano una biocompatibilità più elevata di quelle non trattate.

Nella maggioranza dei casi, l'idea che lo strato di ossidi superficiale favorisca il legame metallo ceramica potrebbe indurre a pensare che questo si riduca dopo che il metallo viene trattato con TTSV gel. Molte ditte produttrici di metallo sostengono questa teoria, sopravalutando la funzione dei legami elettrochimici delle forze di Van der Vaals ma sappiamo che il 98% del legame metallo ceramica è dovuto alla capacità meccanica aggrappante dell'interfaccia e che questa capacità può essere ridotta o da scorretto protocollo di lavorazione o da incompatibilità tra metallo e ceramica che possono avere coefficienti di dilatazione diversi. Eliminando questo tipo di problemi, l'incidenza delle forze di Van der Vaals può essere considerata trascurabile.

Al Joint Research Centre finanziato dalla European Commission , presso lo Institute for Health and Consumer Protection, sono stati condotti tests comparativi sul legame metallo ceramica che confermano la bontà dell'interfaccia metallo ceramica dei campioni trattati con TTSV gel messi a confronto con campioni non trattati.

Altre prove per il legame metallo ceramica sono state effettuate con test comparativi di rottura a taglio su campioni parzialmente ceramizzati; sono risultati valori medi di 30,46 MPa per il non trattato, e 29,16MPa per il trattato, confermando la sovrapponibilità del grado di resistenza del legame.

Tutti questi test comparativi ci dimostrano quindi che il trattamento con TTSV gel delle leghe preziose anche a basso titolo aureo eleva in maniera assoluta la biocompatibilità e la resistenza alla corrosione dei nostri manufatti protesici a cominciare dal perno moncone fino alle strutture più sofisticate in special modo quelle che si avvalgono di riabilitazioni implantologiche,che giornalmente installiamo in bocca ai nostri pazienti.

E' inutile dire quanto sia importante contare sulla inalterabilità ed innocuità di questi presidi riabilitativi, che son finalizzati a migliorare in ogni senso la qualità della vita quotidiana di chi si rivolge a noi come specialisti ma sopratutto come medici, essi adesso possono contare non solo sulla nostra capacità professionale, la nostra tecnica e la nostra perizia ma anche sull'acquisizione di una protesi che garantisce la massima biocompatibilità con assenza di fenomeni secondari che noi potremo assicurare sul nostro certificato di conformità qualificando maggiormente il nostro lavoro.

 

Appunti e piccole nozioni di metallurgia

Materiali metallici

Un metallo e' strutturato secondo un reticolo cristallino che ne determina in larga misura le caratteristche.

I metalli che hanno il reticolo cubico a facce centrate sno piu' duttili e malleabili es. ORO.

I metalli invece che hanno il reticolo esagonale compatto sono piu' difficili da lavorare es. Zinco - Cobalto - Magnesio.

I metalli che hanno il reticolo a corpo centrato presentano proprieta' intermedie ferro alfa es.Molibdeno - Cromo - Tungsteno - Vanadio.

La fusione

La fusione di un metallo avviene ad una determinata temperatura che rimane costante finche' il metallo non e' passato in fase liquida.

Il calore necessario a rompere i legami tridimensionali del metallo e' detto calore latente di fusione; solo quando tutti i legami sono stati spezzati e il metallo e' tutto liquido la temperatura riprende a salire.

Quando la temperatura scende al disotto della temperatura di fusione (TF) il metallo libera calore, e ricostituisce il legame.

Prima della ricristallizzazione si ha la soprafusione cioe' l' abbassamento della temperatura TF

Durante il raffreddamento si formano degli aggregati di atomi che prendono il nucleo di cristallizzazione.

Se questi nuclei si formano spontaneamente si ha una nucleazione omogenea, mentre in presenza di impurezze si ha una nucleazione etereogenea - seconda nucleazione.

La solidificazione e' regolata da due grandezze la velocita'di nucleazione cioe' il numero dei nuclei che si forma nell' unita di tempo, e la velocita' di accrescimento dei nuclei stessi.

I nuclei ingranditi formano i grani che si collegano mediante giunti ai bordi dei grani.

Le dimensioni dei grani dipendono dal numero dei nuclei e dalla loro distribuzione.

Se i nuclei si formano velocemente e si accrescono lentamente si ha una struttura a grana fine viceversa a grana grossa.

A temperatura ambiente e' tanta piu' resistente quanto piu' la sua grana e' fine, mentre vale il contrario ad alta temperatura.

Pre ottenere metalli a grana fine si aggiungono dei nucleanti artificiali.

Si possono ottenere 2 tipi di solidificazione in base alla differenza di temperatura esistente tra il solido e il liquido.

Si puo' avere accrescimento a terrazza quando il liquido e' a temperatura superiore rispetto al solido, oppure un accrescimento dentritico quando avviene al contrario.

All' inizio della solidificazione si creano dei nuclei disseminati nella massa liquida e ogni singolo cristallo sara' uguale all' altro ma orientato in modo diverso.

Quando il numero dei cristalli aumenta e la struttura si compatta, i bordi dei grani vengono a contatto.

Il contenuto energetico degli atomi sui bordi e' maggiore rispetto a quelli interni e li rende chimicamente piu' reattivi e piu' sensibili alla corrosione.

Molti materiali infatti sono soggetti alla corrosione intergranulare che si propaga lungo i bordi dei grani.

Proprieta' fisiche

La struttura cristallina non sempre e' perfettamente regolare all' interno dei grani.

Cio' riduce notevolmente le proprieta' dei metalli e in particolare ne' diminuisce la resistenza alla sollecitazione come le dislocazioni.

Applicando una forza si possono avere deformazini elastiche se il carico non supera il limite di elasticita' del metallo o deformazione plastiche quando la sollecitazione provoca uno scorrimento dei piani atomici in modo irreversibile.

La deformazione plastica di un metallo porta alla deformazione dei grani, ed un aumento di resistenza e durezza, e una diminuzione della sua plasticita'.

Questo fenomeno prende nome di idcrudimento.

Per migliorare le caratteristiche di un metallo incrudito si effettua un riscaldamento detto ricottura di ricristallizzazione, che si divide in tre fasi : 1° riassetto dove scompaiono le imperfezioni piu' piccole, 2° fase ricristallizzazione primaria durante la quale scompaiono gli effetti dell' incrudimento, 3° fase ingrossamento dei grani che avviene quando il riscaldamento e' eccessivo e i grani si ingrossano riducendo le proprieta' meccaniche dei metalli, ( non opportuna )

Le leghe

In base al numero di fasi che compongono la lega, si parla di lega monofasica con struttura omogenea o lega polifasica con struttura e proprieta' etereogenea.

Gli elementi che compongono una lega durante la solidificazione possono aggregarsi in varie strutture: soluzioni solide, miscugli eutettici e composti intermetallici.

In una soluzione solida si definisce solvente il metallo che conserva il suo reticolo cristallino,

mentre soluto l' altro o altri componenti.

Quando gli atomi del soluto sostituiscono gli atomi del solvente nel reticolo si parla di soluzione solida di sostituzione ( es. lega oro-rame ).

Quando gli atomi del soluto sono molto piu' piccoli di quello del solvente occupano gli spazzi interatomici e si parla di soluzioni solide interstiziali: es. di una soluzione di ferro-carbonio

oppure con elementi tipo ossigeno-idrogeno.

Nel campo dentale si utilizzano soluzioni solide di sostituzione per la loro migliore duttibilita' e lavorabilita'.

Quando gli elementi di una lega cristallizzano separatamente durante la solidificazione si parla di miscuglio eutettico. E' una tipica lega polifasica che ha durezza maggiore rispetto ai metalli che la compongono e quindi maggiore fragilita' oltre ad una bassa resistenza alla corrosione.

Composti intermetallici sono leghe in cui si forma una struttura cristallina diversa da quella dei due componenti. Sono composti duri e fragili e la loro importanza sta' nella possibilita' di inserirli in altre strutture per la resistenza meccanica.

Solidificazione delle leghe

Una lega presenta un intervallo di temperatura di solidificazione e la struttura che ne deriva puo' essere diversa in base alla composizione e alla velocita' di solidificazione.

Per studiare il comportamento di una lega binaria in base all concentazione dei due componenti si usano i diagrammi di stato.

Esiste una regola detta di Gibbs che mette in relazione il numero dei componenti, il numero delle fasi e il grado di liberta' presente nel sistema. Il grado di liberta' e' il numero di variabili che si possono variare senza alterare l' equilibrio del sistema

numero dei componenti

/

V = n + 2 f numero delle fasi

^ ^- caratteristiche di temperatura e pressione

^- grado di liberta'

Per una lega binaria V puo' assumere valori zero e si dice che il sistema e' invariante in quanto non puo' variare nessuna variabile V = 0

Possiamo avere V = 1 sitema mono variante cioe' rimane in equilibrio se varia una delle variabili, V = 2 sistema b variante rimane in equilibrio anche se le due variabili del sistema variano contemporaneamente.

Il raffreddamento puo' essere lento o rapido, nel primo caso si ha formazione di grani grossi e omogenei, nel caso il raffreddamento sia rapido si formano delle zone a differenti concentrazioni dei due metalli, cio' comporta una minore resistenza alla corrosione, e una distribuzione meccanica non omogenea.

Leghe eutettiche

Le leghe metalliche presentono il fenomeno dell' allotropia cioe' hanno strutture cristalline diverse a intervalli di temperature diverse. Alcune leghe nonostante vengono sottoposte a normale raffreddamento presentono a temperatura ambiente strutture non in equilibrio o con esterno definito metastabile. Tali leghe appena si presentono condizioni favorevoli si trasformano spontaneamente nella struttura stabile.

Una lega eutettica si forma mediante il raffreddamento che prende il nome di reazione eutettica.

Allo stato solido una lega puo' subire trasformazioni analoghe a quelle di raffreddamento mediante una reazione eutettoide. Questo tipo di reazione si ottiene quando i componenti di una lega sono solubili tra loro ad alta temperatura e insolubile a temperatura piu' bassa.

Le leghe nobili possono essere classificate in base alla lavorazione, in base alla durezza e al colore. Tutti i componenti di queste leghe hanno un sistema cristallino cubico a facce centrate eccetto lo zinco che ha un sistema esagonale.

Rispetto alla lavorazione si classificano in: 1) leghe per fusioni, 2) leghe per saldare,

3) leghe per ganci, 4) leghe per metallo ceramica.

Rispetto alla durezza abbiamo: 1) leghe extradure adatte alla costruzione di scheletrati, ponti e corone, 2) leghe dure usate per ponti e corone e intarsi estesi, 3) leghe di media durezza usate per intarsi, 4) leghe morbidi usate per piccoli intarsi, non gravano eccessivi carichi masticatori.

Composizione delle leghe

Le leghe nobili contengono una elevata concentrazione di metalli nobili quali: oro, platino, e palladio, perottenere una adeguata resistenza alla corrosione.

In minore percentuale sono presenti: rame, argento, zinco e in tracce alluminio, iridio e rutenio.

Oro metallo estremamente malleabile e duttile, presenta altissima resistenza alla corrosione, praticamente non si ossida se non in presenza di sostanze come l' acquaregia, che e' una miscela di acido nitrico e acido solforico.

Il rame e' il principale agente indurente, puo' raggiungere concentrazioni superiori al 13%.

Conferisce alla lega una maggiore resistenza alla sollecitazione meccanica, ma influisce

negativamente riducendo la resistenza alla corrosione e alterando il colore verso il rosso.

L' argento presenta un elevata duttibilita e malleabilita'. Combinandosi con lo zolfo si annerisce, allo stato liquido assorbe ossigeno che viene liberato durante la solidificazione creando porosita'.

Il platino favorisce l' aumento della durezza, e della resistenza alla corrosione.

Neutralizza il colore rossastro dato dal rame, per il suo alto costo e' stato sostituito dal palladio.

Il palladio allo stato liquido ha la capacita' di inglobare notevole quantita' di idrogeno che poi libera durante la solidificazione.

Lo zionco e' un metallo tenero, persente nelle leghe d' oro in percentuali che non superano i 2,7%. Viene usato per abbassare la temperatura di fusione e ridurre l' ossidazione degli altri componenti non nobili ossidandosi per primo.

Un' altra importante caratteristica e' l' aumento di fluidita' e quindi la maggiore lavorabilita' della lega.

Leghe per fusione

Queste leghe sono commercializzate sotto forma di piastrine o blocchetti e sono coperte dalla specifica numero 5 dell' A.D.A. American Dental Asociation e dalla normativa ISO 1512.

Secondo le specifiche dell' A.D.A. le leghe per fusione vegono suddivise in quattro tipi in base al contenuto di oro in % percentuale:

Tipo oro argento rame palladio zinco platino

1 80 - 95 2,4 - 1,2 1,6 - 6,2 0 - 3,6 0 - 1,2 0 - 1

2 73 - 83 6,9 - 14,5 5,8 - 10,3 0 - 5,6 0 - 1,4 0 - 4,2

3 71 - 80 5,2 - 13,4 7,1 - 12,6 0 - 6,5 0 - 2 0 - 7,5

4 62 - 72 8 - 17,4 8.6 - 15,4 0 - 10,1 0 - 2,7 0,2 - 8,2

Le lehge di tipo 1 hanno uno scarso utilizzo nel campo dentale perche' nonostante la loro elevata resistenza alla corrosione hanno una malleabilita' eccessiva.

Le leghe del tipo 2 sono impiegate per la realizzazione di corone singole e intarsi.

Quelle di tipo 3 avendo una buona resistenza meccanica si usano per la costruzione di corone e ponti fissi.

Le leghe di tipo 4 hanno maggior durezza ma anche una minor resistenza alla corrosione,

sono utilizzate per la costruzione di protesi parziali.

Proprieta' fisiche allo stato grezzo dopo la fusione

Si ha una soluzione solida disordinata con grana cristallina grossa a meno che' non sia presente l' iridio o il rutenio che favoriscono l' aggregazione in grani piu' piccoli.

Proprieta' termiche

Secondo la specifica A.D.A. la temperatura minima di inizio fusione deve essere di 930° per il tipo 1, di 900° per il tipo 2 e 3 e di 870 per il tipo 4.

Le leghe per metallo ceramica devono avere una temperatura di inizio superiore a 1000°.

Per quanto riguardo la compatibilita' con i tessuti gengivali le leghe tollerate ottimamente in bocca hanno percentuali di oro e metalli nobili, non inferiori a 750 millesimi.