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TRATTO DA RIV. di OD. AM. Di Brugg 2/98

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Biocorrosione

Insuccessi protesici causati da ioni metallici

J.Wirz*

S.Siervo*

F.Schmidli**

*Istituto per la Scienza dei Materiali Dentali, Tecnologia e

Propedeutica Centro di Medicina Odontoiatrica. Università

degli Studi di Basilea, Dir. Prof. Dr. J.Wirz

**Odontotecnico responsabile del laboratorio scientifico

Introduzione

Recentemente abbiamo pubblicato

lavori svolti dal nostro gruppo presso il Centro di Medicina Odontotecnica dell'Università di Basilea, che hanno dimostrato che la maggior parte delle leghe impiegate nelle riabilitazioni protesiche orali possono andare incontro alla corrosione a fessura. questa corrosione, che si innesca sul cosiddetto elemento locale e che perciò non ha bisogno di nessun fenomeno di bimetallismo in senso stretto, può portare a gravi implicazioni cliniche con risvolti che interessano tutti gli operatori del campo (5.6.7). Da queste osservazioni sono state redatte dalla nostra Università delle indicazioni molto restrittive circa l'impiego delle leghe nelle riabilitazione orali oppure della loro lavorazione, che si sono dimostrato impegnative da seguire, ma estremamente

incoraggianti per l'affidabilità clinica.

Oggi sappiamo in maniera certa che i metalli che escono dalla lega in forma ionizzata sono in grado di diffondere nei tessuti duri e molli dell'organismo umano. Tale diffusione e la compenetrazione dei tessuti è un fenomeno complesso influenzato da diversi fattori, come per es. il pH. la temperatura, ecc. Le razioni tossiche locali che vengono scatenate da questi ioni si manifestano clinicamente in forma diversa, come per es. con algie, tumefazioni, flogosi e necrosi (3).

Per poter porre diagnosi corretta di queste patologie e per poterne identificare la valenza relativa, è inderogabile essere a conoscenza del carico fisiologico normale a cui sono sottoposti i vari tessuti dell'organismo. Mentre i valori del carico dei metalli nel tessuto muscolare è noto da molti anni grazie agli studi effettuati da Merian già nel 1984 (1), i valori soglia fisiologici dei tessuti di pertinenza odontoiatrica sono stati deter-

minati solo molto recentemente (4).

L'iconografia presentata nelle figure 1 e 2 ci mostra il contenuto in metallo della gengiva sana umana, sia da in punto quantitativo sia qualitativo. Questi dati si riferiscono ad un campione di 20 soggetti adulti con assenza di carie e senza ricostruzioni protesiche in metallo. I valori registrati sono stati convertiti in concentrazioni molari dei rispettivi metalli rapportati al peso umido del tessuto in esame, secondo quanto già descritto da Steinemann (2). Lo zinco è il metallo meglio rappresentato in tutti i campioni di

tessuto analizzati raggiungendo valori nella fascia millimolare. In modo differente il rame e il nichel si trovano circa nella metà dei soggetti analizzati e i loro valori sono definitivamente minori, muovendosi nella fascia micromolare. In sette casi è stato possibile osservare la presenza di cadmio e di argento nella fascia nanomolare, mentre lo stagno si è trovato in due soli campioni. L'oro in forma libera è stato riscontrato in un unico caso, che a tutti gli effetti viene considerato come eccezione. Il palladio, l'indio e il

gallio non sono assolutamente rilevabili con il

metodo sofisticato impiegato per queste valutazioni, la spettrometria di assorbimento atomico (AAS Atomic Absorbance Spectory).

 

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