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Dignità

L'esperto procede con tutta la dignità e la correttezza che convengono in materia giudiziaria.

Egli si astiene da qualsiasi pubblicità concernente le missioni che egli può ricevere e specialmente

dal fare annunci, avvisi od offerte di servizi a mezzo stampa, manifesti, insegne, prospetti, nonché,

nell'intento di ottenere degli incarichi, dal compiere passi o far proposte presso mandatari, uomini

d'affari o intermediari qualsiasi, mediante provvigioni o rimesse sui suoi onorari od altri vantaggi

di qualsiasi natura.

Se egli fa parte di un raggruppamento professionale, può farne menzione, senza approfittare tuttavia

delle funzioni che potrebbe svolgere in questo raggruppamento per farsente pubblicità personale.

 

Indipendenza

L'esperto conserva un'indipendenza assoluta, non cedendo a nessuna pressione od influenza di qualsiasi

natura. Nella fattispecie egli non può avere un interesse personale diretto o indiretto nella soluzione

del litigio. Egli non dipende che dalla sua conoscenza e non obbedisce che alle leggi del suo paese.

 

Imparzialità

L'esperto compie la sua missione, nel quadro della legge, con la più stretta imparzialità facendo

astrazione delle sue opinioni, dei suoi gusti e delle sue relazioni con terzi.

Nel corso delle operazioni, egli non fa mai conoscere la sua opinione, ma può, qualora intenda

tentare una riconciliazione e purché resti nei limiti della sua missione, dare alle parti quei consigli

o quelle spiegazioni tecniche che egli stima opportuni. A meno che egli non abbia ottenuto

preventivamente il consenso delle parti, ricusa, se è stato in relazioni amichevoli con una delle parti

o se ha con essa degli interessi comuni o divergenti ed infine se egli ha già dato un parere nell'affare litigioso.

 

Responsabilità

L'esperto procede personalmente alle operazioni. Egli non può farsi sostituire da un terzo,

fosse pure un collega. Tuttavia, per certe operazioni materiali, egli può farsi assistere da aiutanti

o da collaboratori che operano sotto le sue direttive e sotto il suo controllo e responsabilità.

L'esperto dovrà compiere la sua missione nel minor tempo compatibile con la natura dell'affare

e con gli obblighi che egli ha di compiere altre missioni di cui è investito.

L'esperto che ha accettato una missione è tenuto a compierla fino a completa esecuzione .

Se, tuttavia, nel corso della perizia egli è impedito da un avvenimento di forza maggiore o da

un motivo legittimo di portare a termine la sua missione, egli ne informa le parti, i loro consulenti

e l'autorità che lo ha designato, facendo loro conoscere il motivo d'impedimento.

Egli faciliterà il compito del suo successore nel miglior modo possibile.

 

Segreto professionale

L'esperto mantiene il segreto più assoluto nei confronti dei terzi su quanto egli ha visto o inteso

nel corso della sua perizia. Egli non può disfarsi dal segreto professionale se non col consenso

delle parti o se egli ne è sollevato legalmente.

 

Onorari

L'esperto proporziona i suoi onorari alle difficoltà ed alla natura delle operazioni, all'ampiezza

delle sue responsabilità ed all'importanza del litigio.

Egli compie la sua missione col minimo di spese ed esborsi.

L'esperto che rimunera un collaboratore espone fra gli esborsi esattamente gli onorari che spettano

a quest'ultimo, e ciò, sotto la sua responsabilità.

Se più esperti formano un collegio ognuno di essi determina il suo onorario nel limite della sua

effettiva partecipazione ai lavori.

Anche se un onorario globale è chiesto, non vi è, in questo caso, "dicotomia"; quest'ultima

consistendo unicamente a ricompensare l'esperto che ha procurato il cliente ad uno dei suoi

colleghi, il che è illecito.

 

Probità

L'esperto si fa obbligo di non ricevere dalle parti o da terzi, direttamente od indirettamente,

nessun regalo, presente, favore o vantaggi qualsiasi o altra rimunerazione che non sia quella

da lui ufficialmente chiesta per onorari, spese ed esborsi.

 

Confraternita collegiale quando più esperti sono designati nello stesso affare

Nei suoi rapporti con i suoi colleghi, l'esperto tiene conto delle loro preferenze giustificate

per quanto riguarda la fissazione delle riunioni.

Allorquando egli, per delibera del collegio, viene incaricato di redigere la relazione peritale,

egli espone con obbiettività le differenti opinioni emesse dai suoi colleghi, a disposizione

dei quali egli mette la sua esperienza e le sue capacità.

 

Rapporti con magistrati e consulenti delle parti

L'esperto convocato davanti alle autorità che lo designano, risponde ponderatamente,

ma con precisione, alle questioni che gli sono poste. Egli ascolta con serenità le critiche

che sono mosse, difende il suo punto di vista esponendo con calma le osservazioni che

egli giudica opportune e si astiene da qualsiasi commento se il suo elaborato non viene

omologato. L'esperto si sforza di non convocare le parti se non dopo essersi preventivamente

inteso coi loro consulenti, per quanto riguarda luogo, giorno ed ora delle riunioni.

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A difesa del consumatore

Decreto Legislativo 24 febbraio 1997, n 46

(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 marzo 1997, n. 54,

Supplemento Ordinario)

" Attuazione della Direttiva 93/42/CEE, concernente i dispositivi medici. "

Allegato 1

II. REQUISITI RELATIVI ALLA PROGETTAZIONE E ALLA

COSTRUZIONE

7. Caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche

7.1 I dispositivi devono essere progettati e fabbricati in modo tale da

garantire le caratteristiche e le prestazioni previste

alla parte I << Requisiti generali >>.

Si dovrà considerare con particolare attenzione:

- la scelta dei materiali utilizzati, in particolare da un punto

di vista della tossicità ed eventualmente dell'infiammabilità;

- la compatibilità reciproca tra materiali utilizzati e tessuti,

cellule biologiche e fluidi corporei tenendo conto della

destinazione del dispositivo.

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Studio condotto presso:

European Commission
Ing. Luigi Paracchini, Joint Research Centre (JRC), Institute for Health and Consumer Protection (IHCP) via e. Fermi, n 1, 21020 Ispra (Varese)

Autori:

Ing. Paracchini
Odt. Rosario Muto, via XXV Aprile, 2 - 59100 Prato

Per gentile concessione della rivista "QO" QuintessenzaOdontotecnica n.5 2001, edita da: Resch Editrice s.r.l.

Parole chiave:

aderenza, metallo, base nobile, vetroceramica

Scopo del presente lavoro è stato quello di valutare, mediante analisi strutturali (microscopia ottica a riflessione, test d' adesione e microdurezze di tipo Vickers) l'aderenza tra un metallo a base nobile (Au 45%, Pd 39%, Ag 6%, Ga 1.5% e In 8.5%), trattato secondo un protocollo ben preciso mediante un prodotto a base vegetale (TTSV.GEL) necessario a ri-cristallizzare e ad eliminare gli ossidi interni e superficiali, e una vetroceramica (Creation).

Introduzione

La scelta delle leghe metalliche per uso odontoiatrico è stata sempre condizionata da fattori inerenti all' uso delle stesse in un ambiente aggressivo, come quello del cavo orale. La preferenza è caduta sulle leghe a base aurea[1,2], essendo l'oro un metallo molto stabile e scarsamente attaccabile. Le esigenze tecniche legate alla realizzazione di protesi dentarie hanno costretto i produttori di leghe metalliche ad associare all'oro altri metalli come il platino, sostituito in alcuni casi dal palladio perché meno costoso, argento, indio, iridio, gallio, e addirittura ferro e rame in varie percentuali. Questi elementi alliganti hanno la funzione di attribuire caratteristiche alla lega, come il colore, la durezza, l'innalzamento del punto di fusione e la formazione di nuclei di cristallizzazione per la formazione di un reticolo cristallino stabile e compatto. Purtroppo c' è il rovescio della medaglia. Alcuni dei metalli impiegati come l'argento, il gallio, ma soprattutto il rame e il ferro, elementi caratteristici delle leghe di qualità scadente, ossidano fortemente durante il processo di fusione, di raffreddamento e di saldobrasatura. La formazione degli ossidi avviene sia in superficie, che in profondità, limitando in qualche maniera la corretta formazione del reticolo cristallino, creando così non pochi problemi durante le fasi di lavorazione di un manufatto sotto tutti gli aspetti, come quelli della rifinitura e della rettifica di precisione, della saldobrasatura, del legame metallo vetroceramica[3-7], quest' ultimo influenzando negativamente l' aspetto estetico. Secondo quanto riportato in una ricerca condotta per conto del CNR pubblicata nel Settembre 1996, gli ossidi sono il presupposto per i fenomeni di corrosione mediante il rilascio di ioni potenzialmente tossici, e di fenomeni elettrogalvanici responsabili di corrosione. 

Ritornando al problema del legame metallo vetroceramica, la letteratura scientifica internazionale ha proposto parecchi lavori che hanno cercato di focalizzare le loro attenzioni a proposito delle caratteristiche chimiche e fisiche all' interfaccia metallo vetroceramica[8-13]. Pochi però hanno fornito indicazioni precise sui meccanismi dell' adesione e soprattutto sui metodi da utilizzare per ricavare dati significativi[14].

Si parla di pseudo diffusione o legame di Van der Waals, quando la separazione tra substrato e deposito avvengono ad una distanza di pochi atomi. Per una distanza così limitata, non si può parlare di formazione di un vero e proprio strato di diffusione o di legame chimico tra i due materiali. Al più si ha la formazione di uno strato molto limitato in cui i difetti e gli stress sono confinati. Generalmente, quando si ha questa struttura dell' interfaccia, i valori d' adesione che si riscontrano sono molto bassi. Nel caso della formazione di un vero e proprio legame chimico con relativa formazione di un composto intermedio, "interlayer", l' adesione potrebbe trarne dei sostanziali benefici (tolti i casi in cui lo strato intermedio che si forma è di natura fragile). Osservando la relazione sopra descritta si può notare come l' inevitabile presenza di stress all' interfaccia, e il metodo usato per la misura complichi, non di poco la ricerca di un valore dell' adesione. Le strutture presenti all' interfaccia tra il substrato e il deposito possono essere essenzialmente di tre tipi e si avrà una struttura piuttosto che un' altra secondo i materiali in gioco e le tecnologie di deposizione impiegate. L' Adesione Pratica è quella che è effettivamente misurata, quella Teorica è il massimo valore ammissibile, funzione della natura dei materiali e del tipo di legame che s' instaura. La relazione che lega AP ad AT, è semplicemente:

AP = AT  SI ± ESM

SI è lo stress interno ed ESM è l' errore specifico del metodo di misura. In generale, in ogni metodologia impiegata per la misura dell' adesione sarà sempre AP<<AT. L' adesione[15-16], così come riportato da "American Society for Testing and Materials (ASTM)", può essere definita come "lo stato in cui due materiali sono tenuti insieme all' interfaccia da forze che possono essere di natura chimica, elettrostatica, o di Van der Waals". In letteratura, le energie specifiche di legame vanno, in modo tipico, da valori intorno a 1E-21 joule per i legami di Van der Waals fino a valori di 1E-18 joule per i legami covalenti e ionici. L' adesione è suddivisa in Adesione Teorica (AT) e Adesione Pratica (AP).

Nello strato intermedio potrebbero sfogarsi gli sforzi dovuti alla rottura del reticolo cristallino, e alla differenza tra i coefficienti d' espansione termica. La creazione di un interlayer in cui il substrato e il deposito interagiscono gradualmente è auspicabile per quei materiali che dovranno subire lavorazioni ad alte temperature, in cui la differenza tra i coefficienti di dilatazione termica potrebbe indurre rilevanti stati di sforzo. Anzi, lo spessore di tale stato intermedio dovrebbe essere di una misura sufficiente a rendere controllabili gli sforzi. Al contrario, dove si potrebbero formare degli interlayer deleteri, bisognerebbe pensare ad una barriera di diffusione. L' aggrappaggio meccanico si ha quando il processo di formazione del film non consente d' ottenere la creazione di un legame chimico, o di uno strato di diffusione. Per favorire questo tipo di legame si è soliti attivare mediante irruvidimento la superficie del substrato, cosa che porta ad aumentare l' area d' aggrappaggio del deposito, e quindi ad aumentare l' adesione dello stesso. 

Nella meccanica della frattura di un deposito vetro ceramico su un substrato metallico, si evidenziano due fasi distinte, caratterizzate da precisi valori di sforzo:

innesco della frattura con la relativa energia necessaria

propagazione della frattura e relativa energia necessaria.

L'innesco della frattura dipende dalla presenza e dalla concentrazione dei difetti all'interfaccia, i quali a loro volta dipendono dalla natura dei materiali, dal processo di deposizione e dalla presenza d' impurità. La propagazione della frattura dipende essenzialmente dalla struttura e dalla natura dei materiali all'interfaccia. Se la rottura e il distacco del deposito ceramico dal substrato avvengono all'interfaccia, si parlerà di frattura adesiva, se la rottura avviene all'interno del deposito si parlerà di frattura coesiva. L'eliminazione d' impurità e d' inquinanti all'interfaccia è un fattore di principale importanza per migliorare l'adesione. Nei processi di deposizione, con i quali i depositi sono formati ad alte temperature, la pulizia del substrato, pur non essendo così critica come per i processi di deposizione a bassa temperatura, riveste un ruolo molto importante. 

Esiste una vasta scelta di test per la misura dell'adesione, ma nessuno di questi può essere considerato il migliore in senso assoluto. Ogni test ha un suo campo d' applicazione caratteristico. Possiamo affermare che, in generale, un buon metodo per misurare l'aderenza dovrebbe possedere i seguenti attributi:

essere non distruttiva;

fornire risultati quantitativi;

essere facile da eseguire e interpretare;

essere riproducibile nel tempo;

fornire una misura di aderenza che possa essere posta direttamente in relazione all' applicazione cui il sistema è destinato;

essere economica.

Nelle applicazioni industriali in cui è richiesta certificazione e conformità alle normative per la totalità della produzione, come nel campo biomedicale, dovrebbe essere ricercato un metodo non distruttivo per il controllo della qualità. Tale metodo dovrebbe essere inserito in linea al sistema di produzione, essere affidabile, automatizzabile, integrato con altri mezzi d' ispezione e possibilmente economico. Un tale metodo consentirebbe di monitorare costantemente la produzione e inoltre, agendo in retroazione, permetterebbe di tarare e preparare il processo con migliore efficienza e tempestività. Per quanto riguarda la determinazione dell'aderenza dei depositi ceramici di interesse biomedico, non esiste un test non distruttivo che abbia i requisiti sopra citati. Così la verifica della conformità deve essere compiuta su ogni lotto di produzione, secondo stime statistiche, estraendo, testando e conseguentemente distruggendo di volta in volta una parte della produzione.

Scopo del presente lavoro è stato quello di valutare, mediante analisi strutturali (microscopia ottica a riflessione, test d' adesione e microdurezze di tipo Vickers) l'aderenza tra un metallo a base nobile (Au 45%, Pd 39%, Ag 6%, Ga 1.5% e In 8.5%), trattato secondo un protocollo ben preciso mediante un prodotto a base vegetale (TTSV.GEL) necessario a ri-cristallizzare e ad eliminare gli ossidi interni e superficiali, e una vetroceramica (Creation).

Materiali e metodi


Sono state preparate sedici piastrine a forma di parallepipedo dalle uguali dimensioni (lunghezza 25 mm, larghezza 10 mm e altezza 1.5 mm) mediante la lega Gold Alloy E Orodent CE 0546 composta da oro al 45% in peso, da palladio al 39% in peso, da argento al 6% in peso, da gallio all' 1.5% in peso e da indio all' 8.5% in peso. La fusione del metallo è stata eseguita con la fonditrice FASE 1600 P capace di utilizzare un doppio sistema: sottovuoto e a pressione. Dopo raffreddamento della fusione a temperatura ambiente, si è provveduto all' asportazione del rivestimento refrattario necessario a pre formare il campione.

Il trattamento termico successivo alla fusione, condotto in forno KDF MASTER SPRINT 120, è stato eseguito alla temperatura di 950°C per 10 minuti in atmosfera ed è servito per l' apposizione del prodotto a base vegetale TTSV.GEL con un suo protocollo ben preciso, necessario alla ri-cristallizzazione e all' eliminazione degli ossidi interni e superficiali. Il protocollo di ceramizzazione mediante ceramica CREATION è stato applicato seguendo le istruzioni della casa produttrice per ognuna delle sedici piastrine pretrattate mediante irruvidimento della superficie esterna.

La valutazione del legame d' adesione tra il metallo di base e la vetroceramica è stata eseguita mediante tre test di resistenza a trazione, tre test di resistenza a taglio ed infine tre test di resistenza a flessione (fig. 1) utilizzando una macchina di tipo meccanico/idraulico (SHENCK TREBEL modello Zwick 1448). Un computer, in dotazione alla macchina, ha permesso di estrapolare il legame sforzo/deformazione. 

Dalle prove effettuate si è potuto ricavare il valore della forza massima di distacco della vetroceramica. Una volta calcolata, per tutti i provini, la forza massima, la resistenza dello strato vetroso espressa in Mega Pascal (MPa) è risultata facendo il rapporto tra la forza massima e l' area sulla quale questa forza è stata applicata. Da tutti i test meccanici svolti, si è così potuto ricavare il valore medio dello sforzo e la relativa deviazione standard.

studioaderenza_html_mabe5288Test di flessione

studioaderenza_html_m237bbe7Test di taglio

studioaderenza_html_47d0b50Test di trazione

 

Fig. 1: Schema dei provini impiegati per le prove meccaniche. Le parti in blu rappresentano i controprovini, mentre le parti in grigio rappresentano i provini ceramizzati.


Per poter valutare la resistenza a trazione, a taglio e a flessione dello strato vetroso cotto sul metallo di base, si è reso necessario l' utilizzo di controprovini. Questi ultimi, realizzati in acciaio inossidabile AISI 316 L (austenitico a basso tenore di carbonio), sono stati preparati superficialmente mediante sabbiatura con allumina (granulometria 200 m m pressione 2 bar). La sabbiatura è stata utilizzata al fine di creare microritenzioni superficiali necessarie all' incollaggio tra i provini ceramizzati e i controprovini. Prima dell' incollaggio, i controprovini sono stati lavati in bagno ad ultrasuoni con acetone. 

Successivamente è stato effettuato un lavaggio in bagno ad ultrasuoni con acqua bidistillata e come ultima operazione l' eliminazione completa di acqua bidistillata è stata ottenuta sempre mediante un bagno ad ultrasuoni con alcool etilico. L' incollaggio tra i provini e i controprovini così preparati, è stato condotto applicando un sottile strato di colla epossidica monocomponente a bassa viscosità (araldite AV 119â della Ciba-Geigy), successivamente polimerizzata a 120°C per 40 minuti in una normale stufa alla pressione atmosferica. Le analisi condotte attraverso l' uso del microscopio ottico a riflessione, un LEICA DMRME, si sono rese necessarie al fine di valutare, in modo dettagliato, l' aspetto cristallografico della zona d' interfaccia tra lo strato vetroso e il metallo di base. 

Due dei sedici campioni ceramizzati, sono stati usati per la preparazione dei provini metallografici sui quali, in una seconda fase del lavoro, sono state scattate quattro fotografie a 1000 ingrandimenti. L' ottenimento, e la successiva analisi dell' aspetto dell' interfaccia tra il metallo di base e la vetroceramica, è stato possibile inglobando (esecuzione mediante resina epossidica polimerizzata alla temperatura di 180°C per 15 minuti) e lucidando a specchio con carte abrasive e paste diamantate i provini scelti in precedenza. Il supporto sia all' analisi condotta mediante il microscopio ottico a riflessione sia ai test d' aderenza, è stato fornito dalle prove di microdurezza di tipo Vickers (HV), condotti con un microdurometro LEICO. 

Il carico utilizzato per tutti i test è stato di 2.942 N e, ai fini di una corretta significatività sui valori medi ottenuti dalle prove, sono state effettuate cinque impronte. L' indagine HV è stata condotta utilizzando i campioni metallografici precedentemente predisposti per l' analisi strutturale, ed ogni impronta delle cinque fatte, è stata ottenuta ad una distanza tale da evitare ogni tipo d' artefatto proveniente dalla misura precedente. La valutazione HV ha considerato quattro aspetti: l' indagine della durezza del metallo di base, l' indagine dell' adesione metallo vetroceramica, l' indagine della durezza dello strato vetroso intermedio ed infine l' indagine della durezza della vetroceramica. Tuttavia il test HV condotto all' interfaccia tra il metallo di base e la vetroceramica, interessando l' aspetto dell' aderenza, è stato ripreso in seguito dalle prove meccaniche.

Risultati

La valutazione strutturale, condotta attraverso la microscopia ottica a riflessione, ha permesso di individuare l' aspetto cristallografico dell' interfaccia tra lo strato vetroso e il metallo di base. I provini preparati per essere osservati al microscopio ottico, non hanno subito alcun attacco chimico, fonte di possibili artefatti sia nel metallo di base sia nello strato ceramico.


 

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Provino (A)

Provino (B)

 

 

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Provino (A)

Provino (B)

 

Fig. 2: aspetto strutturale dei campioni A e B ottenuto a 1000X.

Le quattro fotografie rappresentate in fig. 2 (provino A e provino B) rivelano la presenza di zone di colorazione differente all' interno del deposito vetroso. Le gradazioni di colore che virano tra il grigio chiaro, il grigio scuro, il ciano e il marrone sono indice delle masse stratificate durante l' apposizione vetrosa e necessarie all' operatore al fine di ricreare quelle tonalità naturali che contraddistinguono il dente. Il metallo di base, nelle fotografie raffigurato dal colore bianco grigiastro, mostra evidente la rugosità superficiale prodotta durante la fase della mordenzatura e la totale assenza di strati ossidati, indice questo del positivo effetto del prodotto di origine naturale TTSV.GEL, apposto durante la fase del trattamento termico dopo fusione. L' analisi delle fotografie mette inoltre in risalto l' ottima interfaccia esistente tra la base metallica e il deposito vetroso.

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Fig. 3: grafico riassuntivo delle prove di microdurezza HV.

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Impronta HV nello strato ceramico intermedio (1000X)

Impronta HV nello strato ceramico esterno (1000X)

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Impronta HV all' interfaccia tra il metallo e la ceramica (500X)

Impronta HV all' interfaccia tra il metallo e la ceramica (1000X)

Fig. 4: impronte HV negli strati ceramici e all' interfaccia tra il metallo di base e il deposito.


I risultati, rappresentati dal grafico di fig. 3, ottenuti dai test di micruderezza HV, hanno fornito importanti informazioni in supporto alle analisi strutturali. La durezza HV del metallo di base, è di circa un terzo inferiore rispetto alle durezze HV dello strato vetroso. Inoltre nello strato vetroso vi è una differenza poco rilevante, circa 50 HV, ma che dimostra come differenti colorazioni presenti nello strato sinterizzato sul metallo di base sono indice di materiali diversi in caratteristiche chimiche e fisiche. 

Il supporto delle microdurezze HV, oltre ad essere servito per individuare un comportamento differente lungo la sezione trasversale del campione ceramizzato, ha contribuito nello studiare il legame all' interfaccia tra il metallo di base e la ceramica. Nella fig. 4 sono state riportate delle fotografie nelle quali è possibile osservare due aspetti. Uno è legato all' impronta, l' altro all' analisi di propagazione della cricca nella giunzione tra il metallo e la vetroceramica. 

Per quanto riguarda, l' aspetto delle impronte nello strato ceramico, l' analisi fotografica non mostra elementi significativamente rilevanti. Al contrario, dall' esame dettagliato delle due fotografie, una a 500 e l' altra a 1000 ingrandimenti, scattate sulle impronte HV all' interfaccia metallo vetroceramica, si può affermare che l' ottima adesione tra i due elementi fa si da non permettere che nessuna crepa nasca e si propaghi.

I risultati delle prove meccaniche di taglio, di trazione e di flessione sono stati raccolti e rappresentati graficamente in fig. 5. Per ogni gruppo di prove sono stati ricavati, analizzati e raffigurati i singoli risultati dai quali si è potuto calcolare il valore medio e la relativa deviazione standard.

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Fig. 5: grafico riassuntivo delle tre tipologie di test effettuate sullo strato vetroceramico.

 

Il primo dato rilevante emerso dai risultati dei test d' adesione è stato l' ottimo comportamento della vetroceramica se sottoposta a sforzi di trazione, rispetto per esempio alle sollecitazioni di taglio. Altro dato interessante, emerso dai risultati ricavati dai test meccanici, è stato l' alto valore della deviazione standard rispetto ai dati medi. Questo particolare aspetto dovrebbe far riflettere nel senso che usando la stessa tecnica di preparazione della vetroceramica, usando gli stessi materiali, usando lo stesso forno di cottura, è possibile ottenere provini dalle caratteristiche chimiche e fisiche molto differenti, e questo naturalmente possono comportare quelle discrepanze sostanziali rispetto ai valori medi. Il discorso della deviazione standard rispetto ai valori medi meno coinvolge il test di flessione che, è certamente una prova spesso usata per verificare l' aderenza vetrosa, ma che poco si presta a fornire all' operatore un valore preciso di come lo strato ceramico aderisca al metallo sottostante.

Osservando visivamente i provini dopo le rotture provocate dai test meccanici si è potuto formulare importanti considerazioni in supporto a quelle già esposte. La ceramica sottoposta a sollecitazioni di trazione resta completamente adesa al supporto metallico, tranne in qualche piccola isola dove, al contrario, è avvenuto il distacco. Viceversa, per quanto riguarda la sollecitazione di taglio, a causa della tipologia del provino, la ceramica si è invece completamente distaccata dal metallo sottostante. 

L' indagine condotta invece sui provini sollecitati da forze di flessione ha coinvolto solo la parte centrale, nella quale è stato possibile osservare delle cricche nello strato ceramico, nate dopo l' applicazione del carico. Il discorso intrapreso a proposito dei test di piegamento, su com' è difficile quantificare un valore d' aderenza di uno strato ceramico se questo è sottoposto a sollecitazioni di flessione, trova riscontro nell' indagine visiva, dove l' unico dato rilevante è la presenza delle crepe superficiali.

Conclusioni

Certamente, l' insieme dei test strutturali ottenuti mediante microscopia ottica a riflessione, microdurezze di tipo Vickers e test di meccanici d' adesione, si sono rilevati utili al fine di coprire ampiamente tutto quanto legato allo studio dell' aderenza di uno strato ceramico sinterizzato su un supporto metallico. Risultato molto interessante è stato l' aspetto dell' interfaccia tra la vetroceramica e il metallo di base, frutto del prodotto di origine naturale TTSV.GEL. Le microdurezze HV hanno fornito importanti risultati in supporto alle proprietà chimiche e fisiche sia del metallo di base sia della vetroceramica. Inoltre hanno permesso di studiare il comportamento all' interfaccia tra il deposito vetroso e il supporto metallico.

Globalmente i tre tipi di test meccanici d' adesione messi a punto ed impiegati, si sono dimostrati utili per studiare l' effetto del carico in funzione della deformazione dello strato vetroceramico. I test di flessione sono gli unici dei tre test che non sono stati in grado di fornire precise informazioni su come aderisca uno strato ceramico al materiale di base. Al contrario i test di trazione, e ancor più quelli di taglio, si sono rivelati fondamentali nello studio delle caratteristiche meccaniche della vetroceramica. Qualche appunto va fatto nei confronti dei test di trazione. Le analisi visive dei provini dopo test, mostrano chiaramente come ci sia stato un distacco del controprovino senza che vi sia stato uno scollaggio della ceramica (salvo in piccole zone). Ciò detto trova una spiegazione nel fatto che molto probabilmente la superficie della ceramica preparata per ricevere la colla non è stata adeguatamente attivata, con una conseguenza nell' abbassamento della capacità di legame tra colla e ceramica, legame necessario al fine di strappare dal substrato lo strato vetroso. I risultati nell' insieme ottenuti sono stati buoni ma fine a loro stessi. Un criterio più approfondito, come per esempio quello del confronto tra vari materiali di base, tra differenti vetroceramiche e considerando tecniche di preparazione diverse, potrebbe certamente fornire risultati scientificamente più interessanti. Proprio in questa direzione ci stiamo muovendo nei nostri laboratori.

Ringraziamenti

Si desidera ringraziare Marina ROMOR per la parte fotografica, Sergio COLPO per il supporto ai test meccanici e alle microdurezze HV e Giuliano PARACCHINI per la realizzazione meccanica dei controprovini.

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  12. I Murakami et al., Interactive effects of ecthing and pre-oxidation on porcelain adherence to non-precious alloys: a guided planar shear test study, J Dent Mater 1990; 6: 217-222;

  13. M Persson et al., Metal-ceramics bond strenght, Acta Odontol Scand 1996 Jun; 54(3): 160-165;

  14. L Paracchini et al., Mechanical characterisation of glass-ceramic layer on titanium alloys for dental prostheses, Fourth Euro Ceramics Vol. 8 pp 285-291 BIOCERAMICS, Edited by A. Ravaglioli© Gruppo Editoriale Faenza Editrice S.p.A. Printed in Italy.

  15. ASTM D907-70, Philadelphia, PA, 1970;

  16. Adhesion or Cohesive Strength of Flame-Sprayed Coatings, ASTM C 633 - 79, Philadelphia, PA, 1979.

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La presenza di un potenziale elettrochimico, legato agli ossidi dei metalli presenti nelle leghe, è responsabile del rilascio di ioni, metalli pesanti (cosidetti radicali liberi ) che sono la causa patologie varie e di reazioni da parte dell'organismo .

Il problema delle allergie, in particolare quelle ai metalli, si è in questi anni sempre più evidenziato per la crescente mole di reclami fatti dalle varie associazioni a difesa del Consumatore e dai privati stessi contro i settori: Orafo, Odontoiatrico, (protesico, ortodontico, implantologico) Cardiologico, Ortopedico ecc. responsabili di una serie di manifestazioni allergeniche, di intolleranze, addirittura di leucemie e lesioni tumorali. Anche la Stampa internazionale si è interessata a questo aspetto della patologia, ponendosi delle domande circa la soluzione al problema.

Attualmente tutte le leghe in uso, quelle preziose e non (titanio, acciaiose, ecc.) hanno un potenziale elettrochimico alto quindi non tollerabili, sono tossiche. La soluzione adesso esiste, è un prodotto che applicato durante la lavorazione di oggetti o protesi con leghe solamente preziose, riesce a nutralizzare il problema, questo non è un farmaco, è un prodotto esclusivamente professionale.

La direttiva europea 93/42 nell'allegato VIII, art. 1, 2, 3, tutela il consumatore da eventuali vizi o danni causati durante la costruzione di dispositivi medici, con il rilascio di certificazione, invitando con la tecnologia a disposizione a ridurre al minimo i danni volumetrici e tossici, invitando anche alla collaborazione per eventuali ritrovati a vantaggi e benefici, di comunicarlo alla Sanità Nazionale, in modo che essa provveda a comunicarla agli altri paesi membri della Comunità europea. Attualmente sono in attoalcune collaborazioneo con: Centro Europeo di Ricerca a Difesa del Consumatore, con qualche Università a livello europeo, Difensore Civico Nazionale, Tribunale del Malato, le Associazioni a Difesa del Consumatore.

clicca qui in allestimento, con tutte le varie ricerche Universitarie internazionali

Prato Domenica 26 Marzo 2000

ALLERGIE AI METALLI

Settori riguardanti:

Odontoiatrico, Ortodontico, Dermatologico, Orafo, Cardio - chirurgico, Ortopedico.

Ogni giorno, e sempre di più, ci troviamo a combattere contro l'inquinamento e il contatto con sostanze tossiche che derivano dall'aria che respiriamo, dall'acqua che beviamo, e dal cibo che noi assumiamo.

Ed è per questo che, quando andiamo dal medico, chiediamo qualcosa che non peggiori la situazione.

Cosi, dal dentista, quando ci affidiamo alle sue capacità professionali e tecnologiche, pretendiamo giustamente di avere da questi un lavoro protesico che ci garantisca di non aggiungere sostanze tossiche a quelle che già nostro malgrado siamo costretti a sopportare.

Le leghe metalliche usate per la costruzione delle protesi dentarie mobili ma sopratutto fisse, sono state concepite allo scopo di non nuocere all'organismo, ma purtroppo pur essendo vicine a questo traguardo, non lo hanno ancora raggiunto, spesso per esigenze dettate dall'uso cui sono destinate. Insieme all'Oro, base di queste leghe, sono associati altri componenti metallici come il Palladio, l'Indio, l'Iridio, il Gallio, l'Argento ed anche il Rame, che durante i processi di fusione della lega e di preparazione del manufatto protesico, sviluppano sia in superficie che in profondità OSSIDI che a contatto con la saliva e i tessuti parodontali (quelli che circondano i denti) rilasciano IONI metallici che possono esplicare azione tossica sia localmente che in tutto l'organismo.

Si possono facilmente ascrivere all'azione tossica locale fenomeni come: sanguinamento delle gengive, tatuaggi gengivali, afte, stomatiti, arrossamento della lingua, alterazioni del gusto, iperplasie gengivali associate a parodontiti croniche responsabili di riassorbimento osseo ed eccesiva produzione di placca, dovuta a ben 41 tipi di batteri diversi alcuni dei quali sono ritenuti responsabil di malattie cardiache e sono stati isolati talvolta anche in sede di infarto miocardico. Gli effetti sistemici invece possono manifestarsi in varie parti del corpo con allergie, eczemi, disturbi oftalmici, disturbi neurologici, patologie gastroenteriche, riniti, faringiti, acufeni e via dicendo sopratutto a contatto con oggetti di provenienza dall'industria orafa, come anelli, orecchini, collane, monili per il Piercing, adesso così di moda, ed altre cose.

Che cosa è che rende instabile una lega preziosa a base aurea e non, o a base di titanio o altri componenti non preziosi ?

Qual'è la causa che induce il rilascio degli ioni metallici nell'organismo ?

Il potenziale elettrochimico è una carica elettrica presente in tutti gli elementi metallici e non.

In un cristallo di un elemento metallico è presente un insieme di ioni a carica positiva disposti secondo un regolare reticolo e circondati da un certo numero di elettroni liberi a carica negativa che si muovono in tutto il reticolo cristallino.

Durante la lavorazione delle leghe, nel passaggio di stato, cioè durante la fusione per ottenere l'oggetto desiderato, premodellato in cera, la lega subisce alterazioni del reticolo cristallino rilasciando elettroni liberi, per questo motivo la lega si trova in uno stato di agitazione magnetica, cioè presenta un potenziale elettrochimico di una certa intensità che dà alla lega un alto grado di instabilità favorendo la formazione di ossidi.

Le leghe a base aurea sono quelle che attrverso un preciso trattamento termico sotto strato vetroso, possono essere stabilizzate eliminando il potenziale elettrochimico e di conseguenza la formazione degli ossidi.

Ricerche universitarie, hanno dimostrato mediante misurazioni del potenziale elettrochimico che il flusso di ioni che si genera tra metallo e tessuto organico, produce una differenza di potenziale, la cui minima presenza può considerarsi patologica.

La formazione di ossidi metallici delle leghe è responsabile della reazione di ionizzazione dei metalli verso i tessuti.

La risposta a queste problematiche è un prodotto che impiegato in laboratorio con uno specifico protocollo d'uso durante la lavorazione delle leghe metalliche preziose, impedisce la formazione di quegli OSSIDI responsabili di tutte quelle patologie che abbiamo elencato. Questo trattamento incide solo in piccola percentuale sul costo finale al paziente, ma garantisce che la sua protesi dentaria non procuri danni alla sua salute ma solo MIGLIORAMENTO E SODDISFAZIONE.

E' per questo che tutti coloro che soffrono di tali problematiche, e non solo questi, dovranno richiedere, a tutela della propria salute, solamente leghe preziose che non presentino nè possano produrre ossidi a contatto con i tessuti dell'organismo.

Da alcuni anni la Comunità Europea attraverso la direttiva 93/42 chiede obbligatoriamente ai produttori il rilascio al consumatore il certificato di conformità, nel quale sia dichiarata l'innocuità da danni volumetrici e tossici.

Adesso la possibilità esiste ed è giusto che venga assolutamente pretesa.

Le ricerche eseguite in centri a livello europeo, su provini di diverse leghe auree sottoposte a trattamento termico sotto strato vetroso mediante un preciso protocollo di utilizzo, conprovano l'efficacia del prodotto.

Infatti le leghe così trattate dimostrano un'alto grado di resistenza alla corrosione, e all'ossidazione, avendo ridotto a zero il potenziale elettrochimico, di conseguenza anche l'elettrogalvanismo.

Sono stati condotti tests che comprovano l'ottimo legame trà metallo e ceramica, metallo e resina.

La grave e persistente problematica legata alla corrosione delle leghe di uso sanitario è stata oggetto di non poche discussioni e ricerche continue a livello internazionale, affrontata e pubblicata dal ICFAM-CNR in internet http: //rigel.icfam.ge.cnr.it/prog04.h http: //summa.intosquare.it/dentista/dm0796/01.htm, e da illustri ricercatori come il Dr. MED. MARKUS GREWE Specialista in Dermatologia Heinrich-Heine University Dusseldorf - Department of Dermatology - Moorenstraße 5 D-40225 Dü

ISTITUTO NAZIONALE PER LOSTUDIO E LA CURA DEI TUMORI CENTRO EUROPEO DI MILANO

Il Dottor. Fausto Chiesa. Assistente divisione di Oncologia Clinica Cervico-Facciale.

Prof. Dr. Adolfo Panfili -Specialista in: Chinesiologia, Riabilitazione Cranio Posturale - Neuro Fisiologia Posturale, Biotecnologie dei materiali presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia nel dipartimento delle Scienze Biomediche dell'Università di Roma, e altri ancora a livello internazionale ( e pile di documentazione inerente alle varie patologie legate alla tossicità delle leghe in ambito sanitario).

In relazione alla tossicità delle leghe metalliche preziose per uso odontoiatrico ed orafo: è stato richiesto al Consiglio Superiore della Sanità un parere tecnico, e al Ministro della Sanità un Provvedimento legislativo, e per conoscenza è stata inviata nota informativa all' Ordine dei Medici e degli Odontoiatri e A.N.D.I. Sede Centrale Roma, Associazione per la promozione e la tutela della salute, a tutte la Associazioni a difesa del Consumatore, e alla Commissione Europea, Difensore Civico Nazionale.

Questo trattamento specifico è un prodotto esclusivamente destinato agli operatori specializzati nella lavorazione o trasformazione delle leghe preziose.

Voglio ricordare che il titanio che viene comunemente usato si presenta sotto forma di leghe con altri metalli che presentano anch'esse un alto potenziale elettrochimico i cui valori sono scarsamente controllabili in ambiente ad alto livello di tecnologia, figuriamoci dai piccoli artigiani.

La maggior parte di queste leghe, provengono da paesi che ci forniscono metallo con caratteristiche radioattive ( e nessuno ci garantisce che non venga immesso sul mercato attraverso canali paralleli ).

Gli interessi commerciali della globalizzazione impongono sul mercato

mondiale l'uso delle leghe al titanio perchè oltre a costi molto bassi del metallo c'e' la necessità di rinnovo di tutto il parco attrezzature per la nuova tecnologia, in ogni caso la salute pubblica non è di interesse primario.

lunedì 14 febbraio 2000

OSSIDI E LEGHE PREZIOSE: PROBLEMATICHE CORRELATE VALUTAZIONE DI UN SISTEMA PER LA LORO ELIMINAZIONE

La scelta delle leghe metalliche per uso odontoiatrico è stata sempre condizionata da fattori inerenti l'uso delle stesse in un ambiente aggressivo come quello della bocca .

La preferenza è caduta senz'altro sulle leghe a base aurea, essendo l'oro un metallo altamente stabile e scarsamente aggredibile da altre sostanze. Le esigenze tecniche legate alla realizzazione di protesi dentarie ha costretto i produttori di leghe metalliche ad associare all'oro altri metalli come il Platino, sostituito dal Palladio perché meno costoso, Argento ma anche Indio, Iridio, Gallio, e addirittura Ferro e Rame in varie percentuali; questi hanno la funzione di attribuire caratterisiche particolari alla lega, come il colore, la durezza, l'innalzamento del punto di fusione, la formazione di nuclei di cristallizzazione per la formazione del reticolo cristallino stabile e compatto. Purtroppo c'è il rovescio della medaglia: infatti alcuni dei metalli impiegati come l'Argento, il Gallio, ma sopratutto il Rame e il Ferro impiegati nelle leghe di qualità scadente, ossidano fortemente durante il processo di fusione e di raffreddamento;

la formazione di questi ossidi avviene sia in superficie, ma anche in profondità, limitando in qualche maniera la corretta formazione del reticolo cristallino anche durante il trattamento termico successivo. Secondo quanto riportato anche in una ricerca condotta per conto del C.N.R. pubblicata nel Settembre 1996 gli ossidi sono il presupposto per i fenomeni di corrosione mediante il rilascio di ioni potenzialmente tossici, e di fenomeni elettrogalvanici responsabili di elettrocorrosione.

Da questa premessa possiamo comprendere come la presenza degli ossidi sulla superficie metallica delle nostre leghe ma sopratutto nel suo interno siano responsabili di microfessurazioni del reticolo cristallino e attraverso queste i processi di corrosione possono attivarsi anche in profondità rendendo quindi la lega metallica preziosa un supporto microporoso in grado di favorire la formazione di placca batterica responsabile a sua volta della formazione di bassi valori di PH che favoriscono i processi di corrosione mediante gli ossidi presenti nel metallo; a questi si aggiungono sostanze particolarmente aggressive come i cloruri e i solfuri contenuti negli alimenti che innescano anche sulle superfici metalliche ad alto titolo aureo, fenomeni di "Tarnish" o discolorazione a macchie, espressione di un, se pur minimo, fenomeno di ossidazione.

L'uso di leghe ad alto titolo aureo al di sopra degli 800 millesimi, e tecniche di fusione rigorosamente corrette sotto vuoto riducono sensibilmente questi problemi, ma non del tutto e a costi piuttosto elevati sia per l'Odontoiatra che giustamente pretende un prodotto di elevata qualità, ma anche da parte dell'Odontotecnico che acquista materiali molto costosi e utilizza tecnologie altrettanto costose. Ciò nonostante non si ottengono i risultati sperati.

La presenza di tecniche "auro galvano ha in effetti ridotto al minimo qualsiasi fenomeno ossidativo, ma tutti conosciamo i limiti meccanici di questa tecnica. L'introduzione del Titanio invece, sembra aver superato la limitazione per la costruzione di strutture metalliche, sia dal punto di vista di carico meccanico, sia dal punto di vista di rilascio di ioni potenzialmente tossici ma solo se puro e non legato ad altri metalli come invece viene utilizzato nell'uso corrente.

L'uso di questo metallo però non è esente da problemi in quanto a fronte di un basso costo intrinseco, richiede procedure di fusione e lavorazione complesse e costose che scoraggiano non pochi laboratori.

Da qualche anno è stato sperimentato e testato un prodotto che utilizzato secondo un protocollo rigoroso sulle leghe auree di più vasta utilizzazione ha dimostrato di risolvere i problemi che come abbiamo visto sono a queste legati. Il TTSV gel (trattamento termico sotto strato vetroso) è un composto realizzato in laboratorio e che nasce dall'esperienza e dalla conoscenza della metallurgia che sono state premiate dalla conferma della reale validità nel trattamento delle leghe preziose a base aurea.

Questo prodotto interviene durante i punti critici della costruzione di una struttura protesica: il trattamento termico per la riorganizzazione del reticolo cristallino della lega e le successive fasi della cottura della ceramica sul metallo. L'applicazione di una certa quantità di questo gel sul metallo da trattare vetrifica sulla suprficie quando con il riscaldamento la struttura viene portata alla temperatura necessaria prevista sul protocollo tecnico isolando completamente il metallo dall'aria e quindi dall'ossigeno, intrappolando nel suo contesto gli ossidi che si sono formati durante la fusione e che si riformano in continuazione in presenza di ossigeno. A termine di questo procedimento la sostanza vetrificata viene allontanata secondo il protocollo tecnico allegato al prodotto e la superficie della lega si presenta molto compatta, lucente e chiara.

Sono stati commissionati tests di ricerca per verifIcare l'efficacia del prodotto usato nell'impedire la formazione di ossidi e della sua capacità di rimuoverli. L'incarico è stato affidato alla Nobil Bio Ricerche cui sono stati inviati campioni di metallo con titolo 450 millesimi con presenza di Pd 38, 82 - Ag 6.0 - In 1.5 - Ga 1.5 fusi nella maniera trdizionale, alcuni non trattati, ed alcuni trattati con TTSV gel. Sottoposti ad osservazione con microscopio elettronico a scansione a 1500 ingrandimenti è risultato che la superficie della lega trattata si presenta molto più liscia e levigata rispetto a quella non trattata; a questa differente morfologia corrisponde una differente composizione chimica: l'analisi EDX condotta sul campione trattato evidenzia la pressochè totale assenza di ossidi di Indio, Gallio e Ossigeno ( Fig. 1 ) abbondantemente presenti nell'analisi della lega non trattata (Fig. 2)".

"Il trattamento con TTSV gel rimuove quindi efficacemente lo strato di ossidi superficiali."

L'assenza di ossidi ci ha suggerito che la lega in quello stato presenta un grado di corrosione inferiore al metallo non trattato in quanto non si possono verificare i fenomeni di elettrocorrosione che si svolgono in una soluzione salina come la saliva mediante un processo di ossido- riduzione in cui l'ossidazione avviene all'anodo (parodonto) e la riduzione al catodo (protesi) con il rilascio di ioni metallici potenzialmente tossici.

Il test sulla corrosione è stato condotto secondo le indicazioni della norma 4-15-78 modificata secondo le norme ISO. "La corrosione si manifestamediante corrente elettrica (causata da rilascio di ioni); misurando quindi la corrente che passa attraverso il metallo ad una data differenza di potenziale, si può capire se e quanto il metallo si stia corrodendo.

I risultati evidenziano che la lega trattata con TTSV gel mostra nelle condizioni sperimentali utilizzate, una resistenza alla corrosione superiore rispetto alla non trattata; infatti il suo potenziale di rottura, il potenziale cioè a cui si inizia ad osservare un aumento di corrente è di circa 100 mV superiore alla lega non trattata. Il dato ottenuto riflette la maggiore "nobiltà" della lega trattata che non presenta la copertura di ossidi della lega convenzionale. E' verosimile affermare che nei siti di saldatura, dove sia per il tipo del metallo usato, sia per i componenti del saldame, sia per la tecnica di saldatura a cannello che tende ad inglobare ossigeno la concentrazione degli ossidi sia ancora più elevata e che quindi il trattamento con TTSV gel riesca a rimuoverli totalmente equiparando la qualità del metallo da saldare a quello che compone la saldatura risolvendo anche qui un noto problema. La valutazione di citotossicità è stata rilevata attraverso l'indagine microscopica di fibroblasti di topo L-29 e il test MTT che individua la presenza di effetti tossici mediante il rilievo della diminuzione dell'attività dell'enzima mitocondriale Succinato Deidrogenasi (SDH) . Anche in questo caso i risultati sono stati incoraggianti: la superficie della lega trattata è stata omogeneamente colonizzata da cellule in buono stato metabolico, analogamente alla lega non trattata che pur rilascia elementi potenzialmente tossici anche se in concentrazioni non misurabili. Va ricordato però che l'indagine è stata condotta in vitro dove non vengono riprodotte le le condizioni in vivo, dove il PH e sostanze aggressive come cloruri e solfuri possono attivare lo scambio ionico legato alla presenza di ossidi. Una ulteriore indagine è stata svolta per valutare il potenziale elettrochimico dei metalli per uso odontoiatrico trattati con TTSV gel. Le misurazioni sono state effettuate con l'apparecchio CSM Amalgamometro . Con questo apparecchio si misura il potenziale elettrico che si produce tra metallo e tessuto parodontale, ovvero il flusso di ioni. I valori vanno misurati in nA (microampere). I valori superiori a 6 sono considerati patologici. Tutti i metalli non trattati testati hanno fatto rilevare valori altissimi, da 20 a 70 microampere mentre quelli trattati con TTSV fanno rilevare valori uguali a 0 confermando l'assenza di flusso di ioni.

Questi tests che sono stati effettuati ci confermano che le leghe preziose trattate con TTSV gel sono quindi più stabili, non liberano ioni potenzialmente tossici ed acquistano una biocompatibilità più elevata di quelle non trattate.

Nella maggioranza dei casi, l'idea che lo strato di ossidi superficiale favorisca il legame metallo ceramica potrebbe indurre a pensare che questo si riduca dopo che il metallo viene trattato con TTSV gel. Molte ditte produttrici di metallo sostengono questa teoria, sopravalutando la funzione dei legami elettrochimici delle forze di Van der Vaals ma sappiamo che il 98% del legame metallo ceramica è dovuto alla capacità meccanica aggrappante dell'interfaccia e che questa capacità può essere ridotta o da scorretto protocollo di lavorazione o da incompatibilità tra metallo e ceramica che possono avere coefficienti di dilatazione diversi. Eliminando questo tipo di problemi, l'incidenza delle forze di Van der Vaals può essere considerata trascurabile.

Al Joint Research Centre finanziato dalla European Commission, presso lo Institute for Health and Consumer Protection, sono stati condotti tests comparativi sul legame metallo ceramica che confermano la bontà dell'interfaccia metallo ceramica dei campioni trattati con TTSV gel messi a confronto con campioni non trattati.

Altre prove per il legame metallo ceramica sono state effettuate con test comparativi di rottura a taglio su campioni parzialmente ceramizzati; sono risultati valori medi di 30, 46 MPa per il non trattato, e 29, 16MPa per il trattato, confermando la sovrapponibilità del grado di resistenza del legame.

Tutti questi test comparativi ci dimostrano quindi che il trattamento con TTSV gel delle leghe preziose anche a basso titolo aureo eleva in maniera assoluta la biocompatibilità e la resistenza alla corrosione dei nostri manufatti protesici a cominciare dal perno moncone fino alle strutture più sofisticate in special modo quelle che si avvalgono di riabilitazioni implantologiche, che giornalmente installiamo in bocca ai nostri pazienti.

E' inutile dire quanto sia importante contare sulla inalterabilità ed innocuità di questi presidi riabilitativi, che son finalizzati a migliorare in ogni senso la qualità della vita quotidiana di chi si rivolge a noi come specialisti ma sopratutto come medici, essi adesso possono contare non solo sulla nostra capacità professionale, la nostra tecnica e la nostra perizia ma anche sull'acquisizione di una protesi che garantisce la massima biocompatibilità con assenza di fenomeni secondari che noi potremo assicurare sul nostro certificato di conformità qualificando maggiormente il nostro lavoro.

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ATTENZIONE ALLA BIOCOMPATIBILITA'

ALCUNE RECENTI PUBBLICAZIONI APPARSE SUI MASS MEDIA SUGGERISCONO CHE LA PLACCA SIA UNA DELLE CAUSE RESPONSABILI DI MALATTIE DEL CUORE, DANDO COSI' MAGGIOR IMPORTANZA ALLA CAPACITA' DI INIBIRE LA FORMAZIONE DI PLACCA DA PARTE DEI METALLI TRATTATI CON IL TTSV.GEL E SUO PROTOCOLLO.

INFATTI L'ASSENZA DEL POTENZIALE ELETTROCHIMICO NEI METALLI NE IMPEDISCE L'OSSIDORIDUZIONE O L'EFFETTO DEL GALVANISMO, EVITANDO COSI' LA FORMAZIONE DI PLACCA E RIDUCENDO A ZERO LA PRESENZA 41 DIVERSI TIPI DI BATTERI.

COMUNQUE UNA PICCOLA PRESENZA DI OSSIDI NEI METALLI E' DA CONSIDERARSI PATOLOGICA, INFATTI ESSI SONO STATI DEFINITI RADICALI LIBERI.

EVITIAMOLI

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Dental Technology

di Rosario Muto

C.T.U. n. 893 Tribunale di Prato

Via XXV Aprile, 2 - 59100 Prato Tel. 0574/639781 545700 - fax. 635856 cell. 0338/9302983

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. http: www.ttsvgel.it

Prato Domenica 26 Marzo 2000

ALLERGIE AI METALLI

Settori riguardanti:

Odontoiatrico, Ortodontico, Dermatologico, Orafo,

Cardio - chirurgico, Ortopedico.

Ogni giorno, e sempre di più, ci troviamo a combattere contro l'inquinamento e il contatto con sostanze tossiche che derivano dall'aria che respiriamo, dall'acqua che beviamo, e dal cibo che noi assumiamo.

Ed è per questo che, quando andiamo dal medico, chiediamo qualcosa che non peggiori la situazione.

Cosi, dal dentista, quando ci affidiamo alle sue capacità professionali e tecnologiche, pretendiamo giustamente di avere da questi un lavoro protesico che ci garantisca di non aggiungere sostanze tossiche a quelle che già nostro malgrado siamo costretti a sopportare.

Le leghe metalliche usate per la costruzione delle protesi dentarie mobili ma sopratutto fisse, sono state concepite allo scopo di non nuocere all'organismo, ma purtroppo pur essendo vicine a questo traguardo, non lo hanno ancora raggiunto, spesso per esigenze dettate dall'uso cui sono destinate. Insieme all'Oro, base di queste leghe, sono associati altri componenti metallici come il Palladio, l'Indio, l'Iridio, il Gallio, l'Argento ed anche il Rame, che durante i processi di fusione della lega e di preparazione del manufatto protesico, sviluppano sia in superficie che in profondità OSSIDI che a contatto con la saliva e i tessuti parodontali (quelli che circondano i denti) rilasciano IONI metallici che possono esplicare azione tossica sia localmente che in tutto l'organismo.

Si possono facilmente ascrivere all'azione tossica locale fenomeni come: sanguinamento delle gengive, tatuaggi gengivali, afte, stomatiti, arrossamento della lingua, alterazioni del gusto, iperplasie gengivali associate a parodontiti croniche responsabili di riassorbimento osseo ed eccesiva produzione di placca, dovuta a ben 41 tipi di batteri diversi alcuni dei quali sono ritenuti responsabil di malattie cardiache e sono stati isolati talvolta anche in sede di infarto miocardico. Gli effetti sistemici invece possono manifestarsi in varie parti del corpo con allergie, eczemi, disturbi oftalmici, disturbi neurologici, patologie gastroenteriche, riniti, faringiti, acufeni e via dicendo sopratutto a contatto con oggetti di provenienza dall'industria orafa, come anelli, orecchini, collane, monili per il Piercing, adesso così di moda, ed altre cose.

Che cosa è che rende instabile una lega preziosa a base aurea e non, o a base di titanio o altri componenti non preziosi ?

Qual'è la causa che induce il rilascio degli ioni metallici nell'organismo ?

Il potenziale elettrochimico è una carica elettrica presente in tutti gli elementi metallici e non.

In un cristallo di un elemento metallico è presente un insieme di ioni a carica positiva disposti secondo un regolare reticolo e circondati da un certo numero di elettroni liberi a carica negativa che si muovono in tutto il reticolo cristallino.

Durante la lavorazione delle leghe, nel passaggio di stato, cioè durante la fusione per ottenere l'oggetto desiderato, premodellato in cera, la lega subisce alterazioni del reticolo cristallino rilasciando elettroni liberi, per questo motivo la lega si trova in uno stato di agitazione magnetica, cioè presenta un potenziale elettrochimico di una certa intensità che dà alla lega un alto grado di instabilità favorendo la formazione di ossidi.

Le leghe a base aurea sono quelle che attrverso un preciso trattamento termico sotto strato vetroso, possono essere stabilizzate eliminando il potenziale elettrochimico e di conseguenza la formazione degli ossidi.

Ricerche universitarie, hanno dimostrato mediante misurazioni del potenziale elettrochimico che il flusso di ioni che si genera tra metallo e tessuto organico, produce una differenza di potenziale, la cui minima presenza può considerarsi patologica.

La formazione di ossidi metallici delle leghe è responsabile della reazione di ionizzazione dei metalli verso i tessuti.

La risposta a queste problematiche è un prodotto che impiegato in laboratorio con uno specifico protocollo d'uso durante la lavorazione delle leghe metalliche preziose, impedisce la formazione di quegli OSSIDI responsabili di tutte quelle patologie che abbiamo elencato. Questo trattamento incide solo in piccola percentuale sul costo finale al paziente, ma garantisce che la sua protesi dentaria non procuri danni alla sua salute ma solo MIGLIORAMENTO E SODDISFAZIONE.

E' per questo che tutti coloro che soffrono di tali problematiche, e non solo questi, dovranno richiedere, a tutela della propria salute, solamente leghe preziose che non presentino nè possano produrre ossidi a contatto con i tessuti dell'organismo.

Da alcuni anni la Comunità Europea attraverso la direttiva 93/42 chiede obbligatoriamente ai produttori il rilascio al consumatore il certificato di conformità, nel quale sia dichiarata l'innocuità da danni volumetrici e tossici.

Adesso la possibilità esiste ed è giusto che venga assolutamente pretesa.

Le ricerche eseguite in centri a livello europeo, su provini di diverse leghe auree sottoposte a trattamento termico sotto strato vetroso mediante un preciso protocollo di utilizzo, conprovano l'efficacia del prodotto.

Infatti le leghe così trattate dimostrano un'alto grado di resistenza alla corrosione, e all'ossidazione, avendo ridotto a zero il potenziale elettrochimico, di conseguenza anche l'elettrogalvanismo.

Sono stati condotti tests che comprovano l'ottimo legame trà metallo e ceramica, metallo e resina.

La grave e persistente problematica legata alla corrosione delle leghe di uso sanitario è stata oggetto di non poche discussioni e ricerche continue a livello internazionale, affrontata e pubblicata dal ICFAM-CNR in internet http: //rigel.icfam.ge.cnr.it/prog04.h http: //summa.intosquare.it/dentista/dm0796/01.htm, e da illustri ricercatori come il Dr. MED. MARKUS GREWE Specialista in Dermatologia Heinrich-Heine University Dusseldorf - Department of Dermatology - Moorenstraße 5 D-40225 Dü

ISTITUTO NAZIONALE PER LOSTUDIO E LA CURA DEI TUMORI CENTRO EUROPEO DI MILANO

Il Dottor. Fausto Chiesa. Assistente divisione di Oncologia Clinica Cervico-Facciale.

Prof. Dr. Adolfo Panfili -Specialista in: Chinesiologia, Riabilitazione Cranio Posturale - Neuro Fisiologia Posturale, Biotecnologie dei materiali presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia nel dipartimento delle Scienze Biomediche dell'Università di Roma, e altri ancora a livello internazionale ( e pile di documentazione inerente alle varie patologie legate alla tossicità delle leghe in ambito sanitario).

In relazione alla tossicità delle leghe metalliche preziose per uso odontoiatrico ed orafo: è stato richiesto al Consiglio Superiore della Sanità un parere tecnico, e al Ministro della Sanità un Provvedimento legislativo, e per conoscenza è stata inviata nota informativa all' Ordine dei Medici e degli Odontoiatri e A.N.D.I. Sede Centrale Roma, Associazione per la promozione e la tutela della salute, a tutte la Associazioni a difesa del Consumatore, e alla Commissione Europea, Difensore Civico Nazionale.

Questo trattamento specifico è un prodotto esclusivamente destinato agli operatori specializzati nella lavorazione o trasformazione delle leghe preziose.

Voglio ricordare che il titanio che viene comunemente usato si presenta sotto forma di leghe con altri metalli che presentano anch'esse un alto potenziale elettrochimico i cui valori sono scarsamente controllabili in ambiente ad alto livello di tecnologia, figuriamoci dai piccoli artigiani.

La maggior parte di queste leghe, provengono da paesi che ci forniscono metallo con caratteristiche radioattive ( e nessuno ci garantisce che non venga immesso sul mercato attraverso canali paralleli ).

Gli interessi commerciali della globalizzazione impongono sul mercato

mondiale l'uso delle leghe al titanio perchè oltre a costi molto bassi del metallo c'e' la necessità di rinnovo di tutto il parco attrezzature per la nuova tecnologia, in ogni caso la salute pubblica non è di interesse primario.

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FAQ

Mentre la chimica è la scienza infinita che studia i fenomeni della materia, le loro trasformazioni permanenti, la biochimica, scienza dei fenomeni biologici, ne studia il rapporto e la loro convivenza.

Certo è che, fin dal lontano passato a oggi la ricerca ha sempre stimolato chi studia e sviluppa il nuovo, purtroppo però gli interessi di alcuni hanno sempre ostacolato e nascosto quei fenomeni negativi riguardo materiali o sostanze che non rispettano la biocompatibilità.

In questa pagina sono pubblicate relazioni a fronte di ricerche internazionali rivolte a situazioni e patologie dipendenti dall'uso di materiali come in questo caso i metalli o meglio dire le leghe metalliche per la realizzazione di: Dispositivi Medici - Chirurgici e tutti gli oggetti a noi cari come gioielleria ecc.

Il lungo elenco bibliografico mette in evidenza l'importanza del grave problema sentito a livello internazionale in particolar modo nel settore professionale.